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Ri-vedere il vocabolario
La parola è visione, segno, respiro che si articola e diviene comprensibile. Perciò, all’interno della rifondazione di un metodo femminile di approccio alla realtà e all’arte non si può eludere la necessità di rifondare un lessico che sia specifica espressione di genere e che permetta di individuare traiettorie personali e coerenti e che, allo stesso tempo, veicoli le istanze della nostra ricerca teorico-metodologica. Ma un lessico, per la natura stessa delle parole, eccede l’oggettività e porta con sé il ricordo di esperienze e idee personali, cosicché ogni segno diviene la traccia di esistenze particolari. Si crea così una particolare filologia, che parte dalla parola e dalla sua collocazione nella lingua per tracciare un percorso personale, all'interno di un idioletto femminile e, scendendo ancora più a fondo, individuale.
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«Ho intrapreso e compiuto un viaggio di quarantadue giorni intorno alla mia camera
Le interessanti osservazioni che ho fatto, un piacere continuo che ho provato durante il cammino, mi facevano desiderare di pubblicarlo
…degnatevi di accompagnarmi nel mio viaggio
quando viaggio nella camera raramente percorro una retta»
(Xavier de Maistre, Viaggio intorno alla camera)
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grotta alchemica e teatro di enormi pasticci, nido, amore, un motivetto canticchiato
(alessandra)
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attendeva, attendo un dono,
un dono
attendo il gratuito contro tutto il produrre, il fare, il realizzare,
contro le inutili e antiche dimostrazioni di me
attendo, per ritrovarmi
attendo senza ragione
attendo l’inaspettato
attendo un dono (silvia)
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coltivazione amorevole del sé, attraverso il confronto stupito ed entusiasta con l'altro
(alessandra)
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erroneamente maschile
(allegra)
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