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cerimonia del tè economia domestica
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Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

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la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

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visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

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sonia antinori

Sonia Antinori, attrice, autrice e regista teatrale ha appena ricevuto il II Premio Internazionale Valeria Moriconi Futuro della Scena per un progetto di spettacolo teatrale sull'omonima attrice.

In questi ultimi anni si è prodotta in bellissimi progetti culturali che arrichiscono il nostro territorio e la ricerca culturale in questo ambito

... e come nel suo stile si dona, prima con questa presentazione poi con un suo testo, Rosa la rossa, che pubblicherà a puntate su metodo effe con disegni di silvia fiorentino.

 

Sonia Antinori, attrice, autrice e regista teatrale

immagine di Eugenio Pacchioli

bozzetto_scena_Matakiterangi_280505

Scrivo sul mio scrivere. Oggi 17 marzo 2011, anniversario di un Paese mancato.

È una settimana particolare questa, condita da febbri psicosomatiche e battezzata da una notizia di cronaca, lo scorso lunedì, che coincide puntualmente con la nascita della mia attività di autrice per il teatro. Ero attrice, nel 1993, quando ricevetti il primo riconoscimento per il mio lavoro, quel Premio Pier Vittorio Tondelli, under 30 del Riccione che mi costrinse a barattare il palcoscenico con il backstage, prima appunto la drammaturgia, quindi – in ordine di tempo – la regia.

Emergevo a stento da una vicenda sentimentale sbagliata, punitiva, la classica storia di espiazione con risvolti di maledettismo artistoide che nascondevano un profondo disagio. Lessi il bando di concorso del Premio e mi dissi: "Gli scriverò una lettera. In forma di testo teatrale". Era un attore. Mi illudevo che, anche a posteriori, avrebbe capito. Scrissi un lavoro che raccontava di un improbabile terzetto: madre, figlia, uomo, lui lo stesso per tutte e due, ma a distanza di venti o trent'anni. Un'ossessione tramandata da una generazione all'altra. Ero fresca di letture pinteriane. Provai a cimentarmi con battute brevi, secche, taglienti. Il Premio era per un'opera incompiuta, come a segnalare che l'accento per un riconoscimento "giovane" veniva posto, appunto, sulla vocazione. Lo vinsi. A quella prima pièce ne seguirono altre, drammatiche, tragiche, grottesche. A quel premio seguirono altri. Con il passare degli anni mi accorsi che il mio era un processo di lenta masticazione: la vita, gli incontri, le letture, i film, parole di poesie, canzoni, musiche, sensazioni, tutto veniva ingoiato, digerito e trasformato, attraversandomi. Credo di aver fatto pace con la cattiva memoria che ho rispetto alle esperienze, ma anche alle cognizioni culturali: sono un animale che metabolizza e non conserva. Ricordo poco e male i film che ho visto, i libri che ho letto. Mi accorgo quasi con spavento e certo con vergogna di non essere affezionata ai ricordi di esperienze di vita. Le cose mi entrano dentro e io, ricambiandomi per il favore dell'ascolto, le assorbo impietosa. Prova ne è il fatto che persino le parole che scrivo vengono poi da me dimenticate con immediatezza, come se questo processo cannibalesco avesse a che fare anche con la mia spersonalizzazione, con il mio annientamento. Certo nel corso del tempo ho appreso tecniche (anche e soprattutto per poterle insegnare), ho imparato ad applicare con maggior sistematicità la mia curiosità alle gioie della ricerca tematica (indagando i contesti, studiando i presupposti), ma il mio resta un non metodo. Una frangia fantastica che finisce per stemperare la realtà e consentirmi di viverla. Una cura. Che solo raramente riesce a essere condivisa con un pubblico, degli spettatori, degli ascoltatori. L'opera infatti resta nelle mie mani solo fino a che non è compiuta, poi, nel momento in cui è resa pubblica, prende a vivere di vita propria, cammina con le proprie gambe. Destino vuole che quella mia prima pièce importante non venne mai portata a compimento. Né mai fu letta dall'uomo terribile che l'aveva ispirata e per cui fu segretamente scritta. Lunedì scorso quell'uomo è stato portato a Regina Coeli per sevizie, violenze sessuali, stalking. Nei racconti della sua ultima vittima ho riconosciuto dettagli della mia vicenda personale, puntualmente sepolti dalla mia provvidenziale arma di trasformazione. Le fantasie che avevo condiviso con lui, sono diventate nel mio caso storie immaginarie, nel suo atrocissime realtà.

 

Sonia Antinori: attrice, autrice e regista teatrale, laureatasi in Storia dello spettacolo a Firenze. Dopo i primi riconoscimenti come attrice nel 1990 (Premio Borsa di Studio all'Atelier dell'attore di Firenze per il corso tenuto da Mario Scaccia su Molière; Premio Maschera d'Oro alla Scuola diretta da Giorgio Albertazzi a Riccione), nel 1993 con L'Ospite ha vinto il Premio Pier Vittorio Tondelli per la drammaturgia. Del 1995 è il Premio Riccione per il teatro con Il Sole dorme. Del 1997 il Premio Mravac per la messa in scena del suo testo Berlinbabylon al Festival internazionale di Mostar e del 1998 il Premio Candoni per Nel tempo insolito. I suoi testi sono tradotti in inglese, tedesco, francese e turco e sono stati presentati tra l'altro al Traverse Theatre di Edinburgo, allo Schauspielhaus di Amburgo, al Warehouse di Londra, al Teatro nazionale di Kiev, presso il Festival Internazionale di Istanbul. G. Albertazzi, C. Cecchi, U. Chiti, R. Guicciardini, F. Kahn, C. Lievi, V. Malosti, C. Pezzoli, C. Rifici, M. Scaccia, S. Sinigaglia, V. Talenti, H. Kaletsch sono alcuni dei registi con cui ha collaborato. Ha inoltre svolto attività di traduttrice dal tedesco e dall'inglese di autori come A. Schnitzler, Th. Wilder, R. Munro, M. Bertholet, F. Kater, E. O'Neill. Nel 2008 la sua versione di Sterminio dell'austriaco Werner Schwab ha ottenuto il Premio Ubu come migliore novità straniera. Tra i suoi ultimi lavori teatrali andati in scena La quinta stagione, commissione dell'Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Nel 2008 in qualità di autore in residenza presso il Teatro Inverso di Brescia ha scritto Fading to Black che ha debuttato nel gennaio 2009. Nello stesso anno è stata l'autrice italiana nel progetto europeo R.I.V.E.R. Da diversi anni svolge inoltre attività di docente di recitazione e drammaturgia collaborando con teatri (ATP, Teatro Stabile delle Marche, Teatro Inverso), università (Venezia, Urbino, Bologna) e scuole specializzate (Scuola Holden di Torino, Teatri Possibili di Milano). Dal 2006 al 2009 è stata coordinatrice dei progetti speciali del Teatro Mestica di Apiro (MC) in collaborazione con A.M.A.T. Nel 2008 ha fatto parte della giuria del Premio Ugo Betti per la Drammaturgia; nel 2009 è stata giurata dell'Osservatorio Critico del Premio Scenario e della Preselezione del Premio Riccione. Nella stagione 2009/10 ha scritto e diretto Werther Project, fiction teatrale interattiva, interpretata da un cast di attori non professionisti di origine africana. Ha inoltre diretto Le stanze blu, performance ambientata nel fiume Esino a conclusione del progetto europeo R.I.V.E.R. Il suo ultimo lavoro teatrale, Buio, è andato in scena con la regia di Carmelo Rifici e la produzione del Teatro Stabile di Parma nell'attuale stagione. Nel 2011 ha ricevuto il II Premio Internazionale Valeria Moriconi – Futuro della Scena per un progetto di spettacolo teatrale sull'omonima attrice.

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
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la sala bianca

Presentazione la sala bianca

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serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

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effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

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quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

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ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

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per informazioni

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