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Sonia Antinori, attrice, autrice e regista teatrale ha appena ricevuto il II Premio Internazionale Valeria Moriconi Futuro della Scena per un progetto di spettacolo teatrale sull'omonima attrice. In questi ultimi anni si è prodotta in bellissimi progetti culturali che arrichiscono il nostro territorio e la ricerca culturale in questo ambito ... e come nel suo stile si dona, prima con questa presentazione poi con un suo testo, Rosa la rossa, che pubblicherà a puntate su metodo effe con disegni di silvia fiorentino.
Sonia Antinori, attrice, autrice e regista teatrale immagine di Eugenio Pacchioli
Scrivo sul mio scrivere. Oggi 17 marzo 2011, anniversario di un Paese mancato. È una settimana particolare questa, condita da febbri psicosomatiche e battezzata da una notizia di cronaca, lo scorso lunedì, che coincide puntualmente con la nascita della mia attività di autrice per il teatro. Ero attrice, nel 1993, quando ricevetti il primo riconoscimento per il mio lavoro, quel Premio Pier Vittorio Tondelli, under 30 del Riccione che mi costrinse a barattare il palcoscenico con il backstage, prima appunto la drammaturgia, quindi – in ordine di tempo – la regia. Emergevo a stento da una vicenda sentimentale sbagliata, punitiva, la classica storia di espiazione con risvolti di maledettismo artistoide che nascondevano un profondo disagio. Lessi il bando di concorso del Premio e mi dissi: "Gli scriverò una lettera. In forma di testo teatrale". Era un attore. Mi illudevo che, anche a posteriori, avrebbe capito. Scrissi un lavoro che raccontava di un improbabile terzetto: madre, figlia, uomo, lui lo stesso per tutte e due, ma a distanza di venti o trent'anni. Un'ossessione tramandata da una generazione all'altra. Ero fresca di letture pinteriane. Provai a cimentarmi con battute brevi, secche, taglienti. Il Premio era per un'opera incompiuta, come a segnalare che l'accento per un riconoscimento "giovane" veniva posto, appunto, sulla vocazione. Lo vinsi. A quella prima pièce ne seguirono altre, drammatiche, tragiche, grottesche. A quel premio seguirono altri. Con il passare degli anni mi accorsi che il mio era un processo di lenta masticazione: la vita, gli incontri, le letture, i film, parole di poesie, canzoni, musiche, sensazioni, tutto veniva ingoiato, digerito e trasformato, attraversandomi. Credo di aver fatto pace con la cattiva memoria che ho rispetto alle esperienze, ma anche alle cognizioni culturali: sono un animale che metabolizza e non conserva. Ricordo poco e male i film che ho visto, i libri che ho letto. Mi accorgo quasi con spavento e certo con vergogna di non essere affezionata ai ricordi di esperienze di vita. Le cose mi entrano dentro e io, ricambiandomi per il favore dell'ascolto, le assorbo impietosa. Prova ne è il fatto che persino le parole che scrivo vengono poi da me dimenticate con immediatezza, come se questo processo cannibalesco avesse a che fare anche con la mia spersonalizzazione, con il mio annientamento. Certo nel corso del tempo ho appreso tecniche (anche e soprattutto per poterle insegnare), ho imparato ad applicare con maggior sistematicità la mia curiosità alle gioie della ricerca tematica (indagando i contesti, studiando i presupposti), ma il mio resta un non metodo. Una frangia fantastica che finisce per stemperare la realtà e consentirmi di viverla. Una cura. Che solo raramente riesce a essere condivisa con un pubblico, degli spettatori, degli ascoltatori. L'opera infatti resta nelle mie mani solo fino a che non è compiuta, poi, nel momento in cui è resa pubblica, prende a vivere di vita propria, cammina con le proprie gambe. Destino vuole che quella mia prima pièce importante non venne mai portata a compimento. Né mai fu letta dall'uomo terribile che l'aveva ispirata e per cui fu segretamente scritta. Lunedì scorso quell'uomo è stato portato a Regina Coeli per sevizie, violenze sessuali, stalking. Nei racconti della sua ultima vittima ho riconosciuto dettagli della mia vicenda personale, puntualmente sepolti dalla mia provvidenziale arma di trasformazione. Le fantasie che avevo condiviso con lui, sono diventate nel mio caso storie immaginarie, nel suo atrocissime realtà.
Sonia Antinori: attrice, autrice e regista teatrale, laureatasi in Storia dello spettacolo a Firenze. Dopo i primi riconoscimenti come attrice nel 1990 (Premio Borsa di Studio all'Atelier dell'attore di Firenze per il corso tenuto da Mario Scaccia su Molière; Premio Maschera d'Oro alla Scuola diretta da Giorgio Albertazzi a Riccione), nel 1993 con L'Ospite ha vinto il Premio Pier Vittorio Tondelli per la drammaturgia. Del 1995 è il Premio Riccione per il teatro con Il Sole dorme. Del 1997 il Premio Mravac per la messa in scena del suo testo Berlinbabylon al Festival internazionale di Mostar e del 1998 il Premio Candoni per Nel tempo insolito. I suoi testi sono tradotti in inglese, tedesco, francese e turco e sono stati presentati tra l'altro al Traverse Theatre di Edinburgo, allo Schauspielhaus di Amburgo, al Warehouse di Londra, al Teatro nazionale di Kiev, presso il Festival Internazionale di Istanbul. G. Albertazzi, C. Cecchi, U. Chiti, R. Guicciardini, F. Kahn, C. Lievi, V. Malosti, C. Pezzoli, C. Rifici, M. Scaccia, S. Sinigaglia, V. Talenti, H. Kaletsch sono alcuni dei registi con cui ha collaborato. Ha inoltre svolto attività di traduttrice dal tedesco e dall'inglese di autori come A. Schnitzler, Th. Wilder, R. Munro, M. Bertholet, F. Kater, E. O'Neill. Nel 2008 la sua versione di Sterminio dell'austriaco Werner Schwab ha ottenuto il Premio Ubu come migliore novità straniera. Tra i suoi ultimi lavori teatrali andati in scena La quinta stagione, commissione dell'Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Nel 2008 in qualità di autore in residenza presso il Teatro Inverso di Brescia ha scritto Fading to Black che ha debuttato nel gennaio 2009. Nello stesso anno è stata l'autrice italiana nel progetto europeo R.I.V.E.R. Da diversi anni svolge inoltre attività di docente di recitazione e drammaturgia collaborando con teatri (ATP, Teatro Stabile delle Marche, Teatro Inverso), università (Venezia, Urbino, Bologna) e scuole specializzate (Scuola Holden di Torino, Teatri Possibili di Milano). Dal 2006 al 2009 è stata coordinatrice dei progetti speciali del Teatro Mestica di Apiro (MC) in collaborazione con A.M.A.T. Nel 2008 ha fatto parte della giuria del Premio Ugo Betti per la Drammaturgia; nel 2009 è stata giurata dell'Osservatorio Critico del Premio Scenario e della Preselezione del Premio Riccione. Nella stagione 2009/10 ha scritto e diretto Werther Project, fiction teatrale interattiva, interpretata da un cast di attori non professionisti di origine africana. Ha inoltre diretto Le stanze blu, performance ambientata nel fiume Esino a conclusione del progetto europeo R.I.V.E.R. Il suo ultimo lavoro teatrale, Buio, è andato in scena con la regia di Carmelo Rifici e la produzione del Teatro Stabile di Parma nell'attuale stagione. Nel 2011 ha ricevuto il II Premio Internazionale Valeria Moriconi – Futuro della Scena per un progetto di spettacolo teatrale sull'omonima attrice. |



