logo
metodo effe
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/483076cerimonia_del_t__.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/485842economia_domestica.jpglink
cerimonia del tè economia domestica
economiadomesticaeffe

Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

Leggi tutto...
la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

Leggi tutto...
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/122917visioni_effe.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/606984panzinijpg.jpglink
visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

Leggi tutto...
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

panzinijpgA parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

Territorio è lo slogan per eccellenza tra XX e XXI secolo. È l'ecosistema culturale in cui tutti ci muoviamo, è il valore a cui tutti ci appelliamo.

Ma perché il territorio ha così tanto successo? Qual è il perché di questo aggrapparsi al territorio?

Forse perché abbiamo un forte bisogno di trovare nei vari ambiti riferimenti comuni, caratteri determinati, marcatori riconoscibili e invariabili al di là del tempo.

O forse ancora per un bisogno di sicurezza sociale offerta da una riconoscibilità comunitaria attivata da una memoria collettiva. O per un bisogno individuale di sentirci parte di una storia più lunga del tempo della nostra breve esistenza. O ancora per un bisogno psicologico di esorcizzare il senso dell'effimero, del volatile, del leggero (così vicino allo sperdimento nella vertigine delle libere sensazioni) dando un senso alla nostra esistenza e alla produzioni delle nostre esistenze attraverso la concausa della storia e il dato biologico di un'appartenenza comune. O forse è solo la riaffermazione forte di un determinismo storico.

Non mi viene altro in mente se non ragioni di fondo che hanno come comune denominatore:

la paura.

La paura del vacuo, prima di tutto. Della vacuità di un'esistenza che si appiglia agli affetti o agli effetti di un'esistenza di lavoro, di un successo personale che superi il tempo individuale.

La causa più semplice, che assume un valore apotropaico.

Non credo alla scusa delle radici, al bisogno indiscutibile di radici. L'uomo ha in sé gli strumenti per sopravvivere e adattarsi felicemente ai più svariati contesti, innamorandosi di nuovi territori e dimenticando i vecchi. Ma piuttosto credo a un bisogno di riferimenti – riferimenti psicologici, sottili, mutevoli – che supportino la nostra prospettiva esistenziale in funzione dei nostri apparati cognitivi e, ancor più, dei nostri diversi stati emozionali.

Ecco perché il mio lavoro, prevalentemente attorno alla cultura, si è riferito al territorio in modo sempre diverso, mai uguale a se stesso.

Cercare di capire un luogo in modo non superficiale, penetrarlo con la nostra soggettiva ed estemporanea sensibilità, consapevoli, però, che il nostro stesso soggettivismo e la nostra estemporaneità sono frutto di un'elaborata e complessa storicità, parte individuale e parte collettiva.

Una storicità che più che con le identità ha a che vedere con le "disidentità", con i processi di negazione, di rimozione, di contrapposizione propri del procedere contemporaneo. Che sono poi i campi di indagine più affascinanti, i vuoti da riempire con nuovi significati e sensazioni.

Un operare che costringe a modificare sempre le propri lenti, che spinge a costruire strumenti sempre diversi: dai più analitici del passato, basati su dati statistici e precisi parametri quali-quantitativi, ai più soggettivi e sensibili di oggi.

Il perché di questo faticoso fare? Qual è lo scopo che ci/mi muove?

Operare attraverso la cultura per lo sviluppo, ovvero il benessere, il progresso, la crescita armonica del territorio inteso come comunità di persone in un dato momento storico.

Questo è un fine, almeno è quello che mi piace di più. È quello su cui io, e il mio piccolo "marchingegno", cerchiamo di operare, pur nelle contraddizioni del quotidiano.

Dietro alla parola " territorio" e alla parola "sviluppo" potrebbero accamparsi pagine e pagine di trattazioni.

Ma l'asse portante è il fine etico, è il bisogno imprescindibile di rispondere a un bisogno, a un'urgenza che si deve essere in grado di captare, di cogliere al volo.

In questo senso l'operare per la cultura, e quindi anche per l'arte, è un atto profondamente "politico". Politico, perché costringe a selezionare ciò che è cultura da ciò che non lo è, o almeno da ciò che per noi, hic et nunc, non è degno di essere considerato testimone di civiltà.

Politico, perché porta a decidere (sulla base di informazioni diverse, analisi di tendenza, interpretazione dei dati di target, o anche dei dati di ascolto degli stakeholders) che cosa è così forte e importante da dover essere custodito, curato, salvato, ricostruito, o anche solo narrato restituendogli un "valore utile" agli uomini di oggi.

Operare nella cultura in quest'ottica (che si sia o che non si sia artisti) espone l'anima, mette in gioco la propria capacità di entrare in relazione profonda con gli altri, costringe ad affinare i sensi per cogliere suggestioni, ad abbandonare schemi e ad aprirsi all'inatteso.

Impegnarsi nella cultura è una "missione". Richiede tempo, applicazione e rigore perché induce a guardare e a riguardare per cogliere un dato "originale". Richiede flessibilità, un'enorme flessibilità che ti spinge ad allargarti ad ambiti conoscitivi sempre nuovi, a metterti alla prova con pratiche e conoscenze lontane dal tuo background di provenienza. Richiede spirito di ricerca, disponibilità a cogliere e a lasciarsi trasportare dalla dimensione multidimensionale del sapere, intersecando informazioni diverse ed eterogenee e facendole dialogare, borgesianamente, tra loro senza un programma predefinito, consapevoli di come il valore più alto stia proprio nella sostanza relazionale.

Ma operare per la cultura oggi è anche frustrante.

E non tanto per i vertiginosi tagli alle risorse pubbliche degli ultimi anni. Che se solo sommassimo tutti i cattivi investimenti, i progetti fatti e poi abortiti, i tanti eventi inutili, la spesa pubblica odierna non sarebbe poi così lontana da quella di un decennio fa.

Ma è frustrante in ragione di chi, purtroppo, ancora "decide" che cosa ha valore di cultura da ciò che non lo ha senza mettere a fuoco le esigenze del territorio, senza analizzare puntualmente la domanda, i bisogni reali dei fruitori che sono poi i cittadini, gli unici veri destinatari finali dell'azione di investimento. Perché le nostre classi dirigenti, pubbliche e anche private, non hanno ancora dimostrato (se non in rarissimi casi) di avere a cuore i grandi processi di cambiamento, non hanno interesse a impastarsi le mani di terra per fertilizzare e per dare nuova semina.

Come sempre vogliono solo cogliere il frutto, il proprio frutto. E al più presto.

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
Segui Metodoeffe su Twitter




http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/1153761.0_Vallese_Serena__Transumare.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/3477031.1_Vallese_Serena__Variazione__gesso_e_pigmenti_2008.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/1880481.2_Vallese_Serena__Variazione_particolare_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/4736961.3_Vallese_Serena__Riciclo_naturale__legno_grasso_e_gommapiuma_2008.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/8145961.4_Vallese_Serena__Riciclo_naturale_Particolare_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/3715032.1_Vallese_Serena__Semi_inglobati_2009.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/1371912.2_Vallese_Serena__semi_inglobati_Particolare_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/7883312.4_Vallese_Serena__Senza_Titolo_legno_e_grasso_industriale2009.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/9923922.5_Vallese_Serena__Senza_Titolo_particolare_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/4601522.6_Vallese_Serena__Setacciato_tecnica_mista_2009.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/7299452.7_Vallese_Serena__Setacciato_particolare_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/4278493.2_Vallese_Serena__Fiore_d__oro_e_d__argento__gesso_e_carta_cinese_2010.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/3331423.9_Vallese_Serena__A_sud_delle_nuvole_carboncino_e_carta_cinese_2010.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/8303134.0_Vallese_Serena__Passaggio__carboncino_e_carta_cinese_2010.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/9245274.3_Vallese_Serena_particolare_istallazione_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/4558804.4_Vallese_Serena__Senza_Titolo_2010.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/2978244.5_Vallese_Serena__marenero_sapone_2010.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/4366295.1_Vallese_Serena__Become_a_tree_2010.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/4094145.2_Vallese_Serena__Become_a_tree_particolare_istallazione_.jpglink
Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese Serena Vallese
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/670243aldo_j.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/986087carcere_san_vittore_j.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/413141Contraddizioni_sberla.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/826247stefania_j.jpglink
Aldo Carcere San Vittore Contraddizioni sberla Stefania

la sala bianca

Presentazione la sala bianca

Leggi tutto...
 
serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

Leggi tutto...
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/645838Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Old_Masters_S_S_2012_n.2_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/664129Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Old_Masters_S_S_2012_n.5_Courtesy__.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/939582Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Old_Masters_S_S_2012_n.6_Courtesy__.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/765266Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Old_Masters_S_S_2012_n.9_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/248916Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Old_Masters_S_S_2012_n.10_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/774167Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Old_Masters_S_S_2012_n.11_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/525570Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Modern_Art_S_S_2012_n.1_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/101732Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Modern_Art_S_S_2012_n.2_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/193964Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Modern_Art_S_S_2012_n.3_Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/789568Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Impressionism_S_S_2012._Courtesy_.5_jpg.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/628729Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Impressionism_S_S_2012._Courtesy_.jpglink
http://www.metodoeffe.it/components/com_gk3_photoslide/thumbs_big/663283Louisa_Dvorak_Art_in_the_Fashion_Contemporary_art_Louisa_Dvorak_by_Sasa_Makarova_FW_2010_2011.jpglink
Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak

effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

Leggi tutto...
 
quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

Leggi tutto...
ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

isabella.tombolini@alceomoretti.it

 

 

per informazioni

silvia fiorentino

3356699035

0712076067

www.metodoeffe.it

www.silviafiorentino.it

info@silviafiorentino.it