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cerimonia del tè economia domestica
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Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

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la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

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visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

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pensando il paesaggio di silvia fiorentino

 Cos’è il paesaggio?

 

Nessun paesaggio può essere definito o esistere in sé poiché esso è, allo stesso tempo, esperienza esterna ed esperienza di sé.

Occorre perciò legittimare il paesaggio e riportarlo nell’alveo delle manifestazioni culturali, quindi all’interno dell’universo rappresentativo degli individui e della società, riconoscendo l’importanza e la priorità del rappresentare sull’agire, dell’homo figurans sull’homo faber.

 

 

Il paesaggio rimanda a tre fattori essenziali:

P= S+N

1. a un soggetto

nessun paesaggio esiste senza soggetto. Il soggetto ha sempre una sede culturale.

2. alla natura

nessun paesaggio esiste senza natura

3. a una relazione tra i due

il soggetto è nella natura

 

Se si smette di guardare al paesaggio solo come all’oggetto dell’attività umana si scoprono paesaggi indecisi, apparentemente privi di funzioni, sui quali è difficile posare un nome. Tra questi frammenti indeterminati di paesaggio non c’è nessuna somiglianza di forma, ma un solo punto in comune: veicolano la diversità, in qualsiasi altrove questa venga cacciata.

2progetto

Paesaggio etico, politico, psichico

 

Ogni paesaggio è una realtà etica, terreno dell’azione, spazio della vita umana associata:

è realtà in potenza, e poi in atto, di deliberazione e di trasformazione.

La sua essenza appartiene alla filosofia pratica, quindi all’etica. Sulle cose umane è possibile prendere una decisione perché solo esse possono essere diverse da come erano prima. Senza la contingenza l’azione degli uomini sarebbe impossibile e inutile. A questo dominio appartiene ogni paesaggio. L'uomo può modificare in una determinata direzione l’ambiente che lo circonda, è una facoltà legata alla sua stessa esistenza.

Anticipare la possibilità di agire sull'ambiente, prevedere, predisporre, pianificare, ordinare, predeterminare, organizzare gli elementi significa avvalersi di un progetto, significa immaginare una realtà differente, scegliendo i mezzi per realizzarla. L’uomo, del resto, organizza anche se stesso e chiunque pensi ad azioni destinate a trasformare situazioni esistenti in desiderate prepara un progetto.

R= P+A

Realizzazione: il suo tempo è il futuro, interessa il mondo che può essere modificato dall’intervento umano, quindi la realtà possibile, dove si decidono e si organizzano gli elementi. In questa realtà si svolge l'azione.

Progetto: coinvolge un desiderio da trasformare in realtà. In senso generale parliamo di fare o di intraprendere.

Azione: è l’elemento di mediazione, la materializzazione di un’idea, che inizia a incidere sulla realtà.

 

Ogni paesaggio appartiene all’uomo, suo unico e vero artefice, in quanto realtà possibile della sua relazione con la natura. L’antica lezione della storia è scritta nell’esteticità diffusa di ciascun paesaggio e nell’esteticità raccolta di ogni singolo giardino, risultati irreversibili di trasformazioni, effetti della libertà. I paesaggi, infatti, sono opera della libertà umana che dà forma, crea, modifica, costruisce e trasforma attraverso l’arte e la tecnica. Questa attività è etica perché nelle azioni risiede lo scopo della trasformazione come atto stesso della libertà del soggetto che agisce.

 

ll "terzo paesaggio" può essere visto come la parte del nostro spazio affidata all’inconscio, profondità dove gli eventi si accumulano e si manifestano in un modo all’apparenza indeciso. Uno spazio privo di terzo paesaggio sarebbe come una psiche priva di inconscio.

 

Paesaggio, arte, estetica

 

L’arte, osserva Rosario Assunto, ha il proposito di «fissare l’effimera figura del vivente oltre il passaggio del tempo, nella presenza qualitativa che convoglia in sé passato e futuro e si costituisce come presenza assoluta di tutto il proprio passato e di tutto il proprio futuro». L’arte, perciò, crea un luogo con determinati caratteri e realizzato in molti modi, attraverso diverse poetiche. Il gioco fra arte e natura nonché fra natura e cultura crea paesaggi dalla forma differente, indicatrice, nello stile e nell’architettura, della specifica matrice che l'ha promossa.

 

L'esperienza estetica presuppone l’inseparabilità della contemplazione di un paesaggio dalla sperimentazione quotidiana che consiste nel viverci dentro.

Il paesaggio è un valore estetico al pari dell’architettura, con la quale si trova in rapporto di condizionamento reciproco. Un condizionamento tale che qualsiasi alterazione morfologica del paesaggio comporterebbe una mutilazione irreparabile dell’oggetto estetico come unità dell’edificio e del suo ambiente. Ogni trasformazione comporta una variazione dell’essenza stessa del luogo.

Il luogo, determinato dalla naturalità del paesaggio e del giardino intesi come opere d’arte, si trasforma in non-luogo, perdendo tutte le caratteristiche estetiche, che non sono soltanto tali, ma anche etiche, cioè comprensive di quella totalità kantiana di verità e bene che è la bellezza; ed è proprio la bellezza, insita nella definizione di architettura del paesaggio intesa come intervento umano, che, nell’ordinare la natura, la rende oggetto di contemplazione di forme da parte dell’uomo.

 

Ogni architettura è paesaggistica, quindi determinata dal rapporto educativo che s’instaura tra il paesaggio e lo spirito. Goethe stesso considera paesaggio il luogo particolare al quale apparteniamo: «come se lo spirito di Dio investisse gli uomini in quel luogo, e una forza divina vi esercitasse il proprio influsso».

Una cattedrale, monumento spirituale che ospita il divino, resta infatti ancorata alla sua epoca e dà «una continua espressione del passato paesaggio sempre in movimento», come ha notato Federico García Lorca. Alla luce di questa compresenza di presente e di passato e della considerazione che ogni giardino e ciascun paesaggio esprimono la vita interiore di una comunità  risulta chiaro il racconto  –  e in questo risiede la teoria critica del paesaggio  –  di una lezione giunta da lontano: quella della storia che crea nella natura.

I due luoghi, giardino e paesaggio, hanno quindi un ruolo educativo e sono contenitori culturali, serbatoi storici e luoghi di lettura del mondo, interpretabili nella loro realtà come insieme di fatti umani, globalità degli interventi effettuati nel corso del tempo, dove la storia è contenuto della natura.

 

Spirito e paesaggio

 

In un paesaggio si legge fisiognomicamente un’anima: dalle sue caratteristiche oggettive è possibile riconoscere lo spirito peculiare che differisce da quello di altri luoghi. Come ha dimostrato Kerényi, lo spirito cerca il paesaggio; i due soggetti hanno tra di loro una relazione molto stretta e condizionante, all’interno della quale il paesaggio educa e ispira l’atto creativo: è il risultato della compenetrazione di natura e cultura, «l’obiettivazione più potente dello spirito».

Il rapporto tra l'uomo e il suo ambiente è profondamente intenso e formativo. Due luoghi tra tanti possono fungere idealmente da esempio e da metafora: l’Alhambra di Granada, con i suoi giardini, e Gerusalemme, città del monoteismo, specchi entrambe di culture differenti.

 

Corpo rito anima

 

Partire dal disordine verso mondi possibili e con in mano la nostra mappa sentimentale, la geografia della nostra memoria.

Ridefiniamo l’atto della memoria, ripercorriamo la nostra memoria attraverso un desiderio di appartenenza e sfrondiamola da una facile romanticismo che ancora non ci sappiamo lasciare alle spalle, cerchiamo di ricostruire e rispettare la memoria. I luoghi, noi, il paesaggio attraversano la memoria

 

Abbiamo bisogno di costruire tavoli di lavoro differenti, complicati come lo è la vita, rigorosi e al tempo stesso non scontati ma fluidi, mai solitari. In questo senso possono esserci d’aiuto le poesie, i romanzi e i film che ci hanno permesso di dare interpretazioni lucide e serrate prima che il presente fosse presente:

forse, il più bel trattato sul paesaggio, Le città invisibili di Italo Calvino;

Valer Siti che ci descrive un paesaggio ancora più desolante di quello che Pasolini ci ha descritto;

Loi che ha forgiato una lingua in grado di fare da ponte con il genius loci;

L’Armata Brancaleone, senza bisogno di aggiungere altro;

Bonvicini nel suo opporsi alla gabbie create dall’architettura contemporanea.

 

Ci sarebbe una sterminata bibliografia da vagliare, che ci aiuterebbe a unire la visione del paesaggio a esigenze spirituali ed estetiche.

Come l’Adriatico: occorre osservare la sua melanconia e trovare così la sua vera natura prima di poterne afferrare il complesso paesaggio.

La comprensione poetica e visiva del paesaggio si dovrebbe basare su operazioni che ci permettano di vedere il nostro paesaggio com’è veramente e come lo percepiamo, attraverso la testimonianza dei suoi abitanti e di artisti o di poeti capaci di ridarci la possibilità di vedere. Un processo spirituale sta dunque alla base della nostra percezione.

Pensiamo a cosa succederebbe, e non in maniera utopica, ma realmente, concretamente, se tentassimo di formare una vera grande rete del Mediterraneo.

 

La nozione di paesaggio è tuttavia indipendente da quella di natura. Le cose visibili su di un pezzo di terra e che sono natura – quindi essenze vegetali e non strade con grandi magazzini e automobili – non fanno di questo spazio un paesaggio. Come ha scritto Simmel, il primo a trattare in filosofia di paesaggio, ogni paesaggio è una forma antropica. Infatti le opere dell’uomo fanno parte di una natura particolare; "il" paesaggio in senso astratto, perciò, non può esistere.

Allo stesso modo la costituzione del paesaggio naturale a oggetto estetico è opera dell’uomo e della storia. L’uomo trasforma il paesaggio in un’idea estetica. La natura artefice è un’illusione della coscienza comune.

Quando un paesaggio si costituisce a "oggetto estetico", subisce una trasformazione più o meno rapida in un oggetto di “immediata consumazione", consumazione che usura l’esteticità del luogo e provoca la sua retrocessione da categoria estetica a sentimento vitale. Il conflitto tra bello e utile è alla base della teoria assuntiana che, ancora oggi, fonda il problema etico del consumo sia estetico che utilitario del paesaggio ed è dunque alla base della compatibilità economica dell’uso stesso del paesaggio.

 

Per valorizzare autenticamente un paesaggio bisogna avvicinarsi alla diversità con stupore.

Inoltre occorre immaginare un progetto sul paesaggio come uno spazio che comprenda riserve e domande e permetta di sperimentare l’imprecisione e la profondità come modi di rappresentazione del terzo paesaggio. La diversità, infatti, può crescere o essere conservata solo attraverso pratiche consentite di “non organizzazione”.

Molto interessante è vedere come le studiose e il pensiero femminile riescono a unire il pensiero all’atto pratico, l’osservazione dei comportamenti con la possibilità dell’azione, formando un campo d’azione veramente differente e sopratutto con l’uso di codici differenti.

 

Lo studio che diventa pratica

Il partire da un microcosmo per un costruire un macrocosmo

La creazione di uno spazio spirituale.

 


 

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
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la sala bianca

Presentazione la sala bianca

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serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

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effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

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quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

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ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

isabella.tombolini@alceomoretti.it

 

 

per informazioni

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