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esempi pratici Verso un’architettura sentimentale e una mappatura emozionale
L'idea sottesa a questo progetto è quella di un intervento sul luogo in senso ampio, luogo inteso come memoria, sentimento, appartenenza sociale e possibilità di realizzazione di un progetto che coinvolga il paesaggio in senso umano, estetico. L’idea è quella di individuare una zona e raccogliere tramite interviste il vissuto affettivo e mnemonico delle persone, fotografare, assorbire il complesso di un certo paesaggio. Attraverso queste risposte vorrei creare – o farmi creare – un testo poetico e una visione del luogo in relazione a chi vive lì, con chi ricorda lì, con la testimonianza dello stesso paesaggio. Con questo materiale voglio intervenire sul paesaggio tramite un’installazione all’aperto. Ascolto Facciamo ora degli esempi pratici attraverso i quali il concetto prenda forma e la vita s’incroci con il pensiero. Le figure più interessanti hanno applicato alla vita i nuovi concetti e i nuovi metodi di analisi del paesaggio, in una dialettica inedita tra concetto e pratica e creando così una zona franca del pensiero, una zona spirituale e al tempo stesso fattiva, pratica, una zona-spazio in cui il concetto prende forma nella realtà-spazio. Progetti simili, e simili a questo che qui viene esposto, hanno perciò un significato politico. È infatti un atto etico e politico partire dall’analisi del conflitto, dello scarto, del negativo occultato alla ricerca di nuovi metodi e nuove applicazioni, è un atto politico occuparsi della polis nel senso più ampio. È un atto politico, perché cerca una soluzione pubblica condividendo esperienze differenti: si tratta infatti di proteggere le diversità e dare inizio a un processo di riqualificazione dei fondamenti della vita aria suolo acqua. È, inoltre, un progetto politico in quanto si occupa del negativo, dello scarto materiale e umano, dei conflitti, della solitudine e della rabbia, meccaniche che, più di frequente, rivelano il desiderio e la via per apportare cambiamenti. Occorre perciò partire dal conflitto e dallo scarto, sedi in cui vita e pensiero vengono di nuovo ricollegati e trovano fattibilità, seppur nella consapevolezza che non si tratta di atti risolutivi: definitiva e assoluta è infatti la vita. Cominciamo ora ad analizzare il nostro territorio, intendendo il territorio di appartenenza e dal paesaggio-teatro, che va curato come un corpo complesso. Nel nostro caso partiremo da un luogo-corpo (=organismo) in crisi e malato, bisognoso, un luogo di scarto umano ed economico, dimenticato. È innanzitutto necessario iniziare a rinnovare la pratica dell’ascolto, che non è una pratica passiva ed è indispensabile per non ripetere soluzioni che sembravano economiche e si sono dimostrate diseconomiche oppure belle e inerti. In un momento di crisi profonda dove sono andati in tilt – e anche di più – tutti i nostri punti di riferimento, economici, bisogna mettersi in una posizione di ascolto. Cercheremo perciò di partire anche dalla mia esperienza progettuale in architettura e arte e dal mio rapporto con questo territorio, cercato per desiderio di appartenenza; ascolteremo il luogo inteso come corpo complesso; adotteremo punti di vista molto differenti (ad esempio il rapporto maglia larga-maglia stretta ci può fornire un punto di osservazione privilegiato).
Credo che il teatro migliore per questo tipo di analisi siano le periferie, che apparentemente abbondano di scartimaterialie umani in misura maggiore rispetto alle zonedel centro. Evidentemente, è necessario analizzare questi luoghi con mezzi differenti: - interviste alle persone che ripropongano sempre la stessa domanda e che siano disposte in un arco di tempo lungo; - analizzare l’organismo paesaggio con foto, immagini, immagini poetiche, interviste nello stesso luogo e in tempi differenti; - identificare le zone di maggiore interesse e osservarle capillarmente, cioè osservare l’umano comportamento radicato in quel luogo specifico; - analizzare il tempo in quel luogo, il tempo-spazio umano e cronologico, la temperatura, i colori naturali e quelli artificiali, i dati di produzione e quelli d’improduttività, gli odori, le interviste, i suoni; - a partire da uno spazio di ascolto, ricavare disegni, video interviste.
1. Suono e ambiente Il rapporto tra suono e l’ambiente in cui questo si diffonde è una relazione di interdipendenza che si genera a partire da uno dei due. Questo vuole dire che si può dare un suono che genera o trasforma un ambiente dato oppure un ambiente che determina i suoni al proprio interno. Quello che è in gioco è la spazializzazione del suono oppure la ridefinizione dello spazio attraverso il suono.
3. Micro tavole rotonde: il sabato del villaggio. Rendere partecipi al progetto
A queste varie analisi che propongo dovranno accompagnarsi delle tavole rotonde, anche con sedi diverse, ma sempre accompagnate dal cibo. Concepisco tali tavole rotonde come tavoli da lavoro informali, micro conferenze nelle qualisi mettano a disposizione diverse visuali e specificità, con scopi di analisi e ricerca, dove si uniscano visuali tecniche a visuali poetiche o si dia ascolto a sistemi di vita differenti: l’obiettivo è infatti quello di mettere in comunicazione figure che usualmente non si confrontano. Scopo di ogni ricerca è sempre ottenere riscontri pratici e che derivino da un’innovazione di metodo. La verifica di ogni progetto deve essere attiva e circoscritta, mentre un convegno più ampio verrà organizzato solo al termine dei lavori. Tutto ciò verrà svolto sempre in rapporto diretto con le istituzioni.
3. Progetto editoriale: Diario Contemporaneamente una critica comincerà a rileggere il significato della pittura paesaggistica nelle Marche, cercando un trait d’union con le ricerche avviate nel laboratorio. Si tratterà di rivedere la storia del paesaggio nelle Marche attraverso uno studio paesaggistico artistico nuovo, capace di creare un confronto. Queste saranno le domande che ci porremo: Chi ha dipinto? Quali sono le caratteristiche principali degli autori e il loro rapporto con il periodo e con il territorio? Quale punto di vista ci hanno offerto? Chi è stato il committente? Con che occhi guardava il paesaggio l’autore? E in che modo ha veicolato lo sguardo del committente? Analizzeremo i codici simbolici ed estetici che ne risulteranno, all’interno di una ricerca che portia una nuova mappatura e che presenti i nuovi mezzi estetici e artistici capaci di raccontare davvero il paesaggio. Estetica morale etica e apertura a nuove economie saranno i punti fermi di questa ricerca e che verranno sempre alimentati da un rapporto attivo con la memoria. Partendo dai nostri paesaggi negativi, cercheremoal loro interno una trasformazione attiva che non sia un facile decoro, ma una valorizzazione della specificità. Ad esempio ci chiederemo se ha senso trasformare un vicolo abbandonato in un’idea di design e lasciare intatta la sua profonda crisi. A seguito della valorizzazione ci porremo delle domande, Cosa è stato modificato nell’animo di quel luogo? La nostra facile corrispondenza estetica, la bella immagine? Il nome? Al termine dei primi due anni di lavoro i risultati di queste domande e di queste azioni confluiranno in una mostra che dia una visone globale del lavoro svolto, a livello artistico, agrario, economico, istituzionale e installativo.
4. Il giardino dell’Eden Partiremo da alcuni terreni abbandonati, ricchi di scarti, che abbondano nel nostro territorio, individuabili attraverso un’analisi comparata di più discipline che ci permetta di rinominare tali luoghi e renderli sacri, intendendo per sacro uno spazio spirituale dove si coltiva l’attesa. Osserveremo la natura che nasce nei luoghi di rifiuto e abbandono e osserveremo la loro bellezza specifica, li catalogheremo coltiveremo un giardino con piante insolite, dotate di una specificità forte, costruiremo sedute poetiche di meditazione, quasi come in un cimitero inglese, luoghi sonorizzati giochi per bimbi realizzati con gli prodotti di recupero che possano avvalersi di collaborazioni tra pubblico e privato e perseguendo anche dei fini educativi (ad es. un monumento adottato o una ricerca su nuove forme di asilo pubbliche e private).
5. Luoghi dell’anima Ci chiederemo se l’anima può o non può entrare in risonanza con il paesaggio e in che modo è possibile integrarla nel progetto sul paesaggio. Costruiremo uno spazio del malato spazio della cultura spazio dell’anima spazio del lavoro E, a partire da questi studi,daremo di nuovo una configurazione pubblica a tali realtà, una caratteristica intrinseca di questo territorio che ora sembra aver perduto. Forse utopisticamente – non scandalizziamoci della valenza utopica, è un diritto avere luoghi di sogno e non solo luoghi costretti nella gravitas del produrre e dell’apparire! – una simile operazione potrebbe costituire una verifica e un’indicazione per possibili investimenti sul territorio da parte delle industrie. Da questo amalgama di territorio e anima deriverebbero luoghi di umana appartenenza.
6. Lessico del paesaggio Nella sezione di Metodo effe dedicata al lessico, si aprirà una sezione particolare, dedicata al paesaggio, nel quale verranno elencate tutte le definizione cha deriveranno da questa ricerca e ne scandiranno tempi ed evoluzioni (piante,paradiso, scarto, pattumiera, odore, nuvola, etica, rinnovamento ecc.). Dalla traccia e dai legami che si istituiranno fra queste parole deriverà un’architettura sentimentale del paesaggio.
7. Nuovi mezzi di riqualificazione e intervento Partiremo da un luogo-edificio significativo per i bisogni che manifesta. Inizieremo l’analisi prendendo consapevolezza della storia dell’edificio, che potrà essere una storia antica e già “storicizzata” oppure ugualmente antica ma non ancora approdata a tale processo di storicizzazione. Dall’elemento storico deriveremo la sua narrazione e la collocazione temporale dell’edificio. Analizzeremo quindi il rapporto che il luogo-edificio istituisce con le persone e con l’ambiente. Osserveremo in che modo le persone si avvicinano a quell’edificio e studieremo il tipo di persone che vi entrano in relazione e come la luce lo attraversa e lo lascia studieremo i suoni, per capire se provengono dall’edificio stesso, e se vengono accolti oppure respinti ci interrogheremo sul rapporto sentimentale tessuto fra edificio e comunità, per capire se gli è attribuita una valenza sacra e in che modo si dispone nell’orientamento generale di quel territorio. Attraverso queste analisi creeremo una grande installazione attiva che attraversi l’edificio e ci presenti uno scenario differente. Sarà inoltre possibile organizzare le risposte derivanti da questo studio in una mostra.
A proposito di arte Occorrerebbe individuare un luogo nostro di preservazione dello spazio all’interno del quale proteggere un luogo e permetterne la lavorazione o quantomeno la salvaguardia. Si dovrebbe trattare di uno spazio che abbia questa possibilità, senza essere una macchina culturale, non uno spazio enorme, ma un piccolo angolo che ci permetta di coltivare la nostra creatività senza sottoporla a continue esportazioni. Vd. a fine progetto esempio la stanza bianca Si potrebbe pensare anche a progetti solidali e attivi, come dare spazio alle magnifiche manovalanze e artigianalità degli immigrati, concedendo loro degli spazi. Oppure si potrebbe realizzare un luogo di riunione fatto con gli scarti della città, o uno scadenziario di lavori no-profit realizzati per la città da progettisti che mettano a disposizione gratuitamente il loro lavoro.
8. Una nuova idea economico-gestionale. Arrediurbani differenti
Dal territorio alla costruzione del paesaggio: appunti per un progetto di matrice economica L’articolazione dell’aspetto economico-gestionale di questo progetto può essere sviluppato in maniere alternative.
1. Analisi di realtà esistenti e di sviluppi diversi all’interno della realtà dominante: se ne studieranno motivazioni, risultati e successivi allargamenti all’interno dell’oggettività del territorio.
2. Produzione alternative con allargamento del concetto di nicchia e coinvolgimento del sociale. 3. Analisi di mercato dei progetti già attivi per proporre eventuali supporti economico-finanziari in un’ottica produzione alternativa e nel contesto della crisi dominante (finanziamenti europei o similari, allargamento distributivo, promozione …).
Piccole realtà, nate dal desiderio individuale di portare etica e nuove prospettive nei processi economici, possono offrire spunti differenti per una lettura prospettica all’interno del futuro scenario economico. Si articolerebbero così linguaggi e modalità d’azione diversi che agiscono nel contesto usuale di un mercato competitivo. Tutto ciò si verificherebbe non solo attraverso nuovi progetti, ma anche tramite verifiche e possibilità di uno sviluppo diverso per realtà aziendali consolidate, mettendo a frutto l’interrelazione esistente fra economia reale del territorio, progetti innovativi e diversa interpretazione della tradizionale offerta locale. Esperienze effettuate in altre realtà possono inoltre costruire materiale su cui lavorare sia come eventuali scenari di sviluppo che come stimolo per nuove interpretazioni del mercato. Il laboratorio “Metodo effe” porterebbe allo sviluppo e alla promozione di un marchio “pubblico” che supporti la commercializzazione dei prodotti e dei progetti realizzati in area locaIe marchio “Metodo effe” potrebbe essere interpretato come un contenitore di nuove idee, prodotti, pensieri e linguaggi che esprimono visivamente e concretamente la filosofia sottostante al brand: una via femminile all’esplorazione dei processi creativi nella vita e nell'arte. La selezione dei prodotti dovrebbe avvalersi delle procedure di gestione economica sopra illustrate per dare origine a una filiera che trasporti sul mercato locale e nazionale esperienze e realtà altrimenti difficilmente comunicabili, per generare interesse ed eventuali possibilità di sviluppo distributivo. Inoltre, essendo il marchio “Metodo effe” non strettamente legato a un singolo prodotto, ma a un laboratorio di idee “concrete”, questo può consentire ampie possibilità comunicazionali per la promozione dei prodotti. Ad esempio la convivenza di prodotti editoriali, artistici, culturali, sul cibo o semplicemente manufatti, consente una diffusione del marchio presso pubblici diversi: si utilizzeranno dunque differenti modalità e/o linguaggi comunicativi, mantenendo tuttavia come elemento identificativo sempre il medesimo concetto etico del fare e del creare mediato da un approccio alternativo declinato al femminile. 9. Ricerca di uno spazio operativo e simbolico Arte Contemporanea e appartenenza Vorremmo perciò dare vita finalmente a uno spazio fisso, che sia stabilmente adibito all’arte contemporanea e divenga un laboratorio culturale e sperimentale appartenente alla città e al tempo stesso riferito all’arte contemporanea, in un movimento duplice di andata e ritorno e dal fuori al dentro e viceversa.
Architettura e simboli Analizzando le varie componenti paesaggistiche ci siamo accorte che stavamo lavorando su un territorio pieno di significati e rimandi culturali, geografici e concettuali.Ed è per questo che sentivamo l’esigenza di un luogo fisso a partire dal quale dare nella continuità del tempo significazione ai nostri progetti culturali contemporanei e al loro rapporto con l’esterno. Partiamo quindi dal magnifico edificio settecentesco del Vanvitelli, dalle sue peculiarità e dal suo rapporto con la nostra stanza racchiusa all’interno. Come molte delle architetture militari di quel periodo, anche la Mole coniuga soluzioni simboliche e di potere e si confronta con aspetti più propriamente e modernamente architettonici, culturali e simbolici. Questo esempio di pulizia estrema si rincontra in storie completamente diverse, cioè nelle architetture cistercensi sparse per il nostro territorio.
Da-a interno ed esterno. Bussola sul mare Continuiamo a prendere consapevolezza della Mole, edificio di una pulizia estrema, più vicino all’architettura contemporanea di quanto si possa immaginare, caratterizzato da una forma perfetta pentagonale e circondato dal mare, che funge da passaggio dall’esterno all’interno, da un luogo all’altro, in rapporto stretto e incisivo con la città. Ha un affaccio privilegiato sull’Adriatico,verso l’est inteso come centro della lunga linea adriatica, che ora sta dopo secoli riprendendo significati nuovi.
Funzioni architettoniche contemporanee La Mole Vanvitelliana fu il primo esempio nella storia dell’architettura di tentativo di centro polifunzionale per il controllo del passaggio fra interno esterno, con una prima architettura nobile e una seconda tecnica. Pertanto, in relazione al riuso culturale e simbolico che ne stiamo facendo, si presta naturalmente a essere base di un laboratorio culturale e base altresì di una zona franca di cultura, protetta e fonte di incontri fra discipline diverse.
Figure magiche geometriche simboliche Esaminiamo ora le forme geometriche di base di questo spazio architettonico: il pentagono è inscrivibile in un cerchio e viceversa,ne derivano rapporti geometrici importanti, come la sezione aurea, rapporti perfetti e di grande valenza simbolica, che si articolano in ritmi con infiniti rimandi simbolici: fortezza-mandala, cerchio racchiuso, uomo come centro, centro che inscrive il mondo e lo crea.
Microcosmo macrocosmo Il nostro spazio espositivo non sarà grandissimo, avrà però una forma perfettamente quadrata di 20mx20m, armonicamente scanditi da volte. Diventerà il luogo d’inizio e di fine di vari progetti: per esempio potrà essere la base certa per progetti che si estenderanno per tutta la città, verso magnifici posti a disposizione e sempre anconetanamente nascosti nella città, o per venire da altri luoghi e assestarsi nel nostro luogo spirituale e concettuale, con un movimento che procede dall’esterno all’interno.
Spazio spirituale e concettuale Tale spazio costituirà un microcosmo perfetto a partire dal quale creeremo o ci relazioneremo con un macrocosmo, con un valore che ci permetta di perfezione ediaccedere a un’estetica spirituale enorme, all’interno di un laboratorio di significazione nostro. A causa di questa fortissima caratterizzazione questo spazio acquisirà un nome, una nominazione e quindi un marchio.
10. Il nostro luogo
Ospiterà tutti i nostri operatori artistici e collaboratori, affinché cresca e si consolidi il nostro baricentro, una nostra finestra sull’arte contemporanea e sulla cultura che crea.
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