metodo effe mole vavitelliana ancona

da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino

ideazione, progettazione e
realizzazione a cura di
Silvia Fiorentino, Tamara Ferretti,
Giovanna Curatola,
Maria Del Pesce, Lucilla Niccolini

provincia di Ancona comune di Ancona

metodo effe [progetto di Silvia Fiorentino]

una via femminile alla esplorazione dei processi creativi nella vita e nell'arte

ancona, mole vanvitelliana, 22 11 - 22 12 2008

le ideatrici
L’artista Silvia Fiorentino ha ideato il Metodo Effe: “Esiste un linguaggio melodico, nenia grande come una pancia terra dove consolarsi del ritmo crudele della vita”. Alla sua mostra del 2006 alla Mole, si girava attorno alle sue sottane/abat-jour, cucite con immagini di donne.

“Capita di riconoscersi – annuiva Tamara Ferretti, donna politica, barricadera compassata e vigile – tra donne. Può accadere anche di intravedere nei gesti, nelle altrui esperienze, una familiarità creativa, sognante e determinata, risolutrice, che può far da specchio, in cui ti ritrovi con agio. Vale il linguaggio dell’esperienza a mettere in rete i diversi vissuti e i saperi, come una vetrina rotante che non teme e si offre agli sguardi: denominatore comune, un’etica del fare e del creare, che si alimenta, orgogliosa, della propria responsabilità di genere”. “Quando annunciai che volevo fare il medico, mia madre mi disse: E’ un lavoro da donna!”

Maria Del Pesce, primario dall’umanità grande come la sua professione di neurologa, appunta: “La vera sfida è non copiare i prevedibili modelli maschili, ma utilizzare con coraggio e coscienza il nostro naturale modo di essere. Disponibilità, cortesia, collaborazione non nascondono debolezza ma grande forza. Spiazzano”. Anche forza comincia per effe. “Effe come femminile e femminista. 

Giovanna Curatola, con la competenza della psicoterapeuta. E molta immaginazione. - L’antagonismo fra regola-ragione-razionalità e femminile sembra un mito duro a morire. Però nella vita quotidiana metodo sta per attenzione, cura che genera ordine dal disordine. Oggi il pensiero femminile può voler esplorare a suo modo, secondo un suo metodo, tutte le differenze, a partire da quella fondamentale che lo distingue dal maschile: per operare sulla differenza come distinzione e come prossimità, relazione dialogica fra le differenze”. Le differenze esaltano la identità.

Anche per chi, come Lucilla Niccolini, all’insegnamento delle lingue classiche affianca il giornalismo di costume. Troppo diversi? Macché. Identico è l’approccio: impegno, analisi, sguardo spietato e insieme comprensivo (anche troppo?).