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| silvia fiorentino |
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Il mio lavoro è per me un’ esperienza irrinunciabile. Nel lavoro nel campo dell’arte non ho mai avuto un solo linguaggio per esprimermi, allo stesso modo nel mio processo creativo l’“io” e il “tu” si scambiano continuamente di ruolo: nel gioco della narrazione quasi tutti i trucchi sono svelati, perché il narratore raramente riesce a parlare in terza persona. Tuttavia, nel mio processo creativosi accentua la fase centrale, quella catartica. Il mio è un lavoro estremamente corporeo, perché saccheggiando la realtà raccolgo brandelli della mia vita emotiva. Ci sono almeno quattro elementi che caratterizzino fortemente il mio processo artistico: Uno: l’ascolto. Due: la scrittura, la narrazione. Tre: il colore. Quattro: l’architettura.
Principali mostre personali: Architettura sentimentale 5, la fornace all’interno del progetto L’acqua e la memoria, Moie 2006 Nella mia città, Mole Vanvitelliana, Ancona 2004 Velvet, Desia, Bologna Sotto la gonna lo sguardo, installazione, Ancona 2002 Architettura sentimentale, installazione, Cagli 2000 Mostra stanze sensoriali, Mole Vanvitelliana, Ancona 1989 Galerie Ariadne Vienna, Austria 1987 Galleria Decalage, Milano 1987 Galleria Appendix Wuppertal, Germania
Principali mostre collettive: 1988 Portrait de l’artiste en saltimbanque (performance), Out Off, Milano 1988 EDGE 88 (performance), Londra
Arte pubblica: che è l’attesa senza memoria dell’attesa fatto di salti e di ricostruzioni simboliche di passato ricrea l’oggetto come l’inutile il troppo naturale dell’atto creativo nell’inglobare e nel lasciare sopratutto al suo percorso di riconoscimento
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