Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…
In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.
Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.
Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura
Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.
A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.
L’artista Silvia Fiorentino ha ideato il metodo effe: «Esiste un linguaggio melodico, nenia grande come una pancia terra dove consolarsi del ritmo crudele della vita». Alla sua mostra del 2006 alla Mole, si girava attorno alle sue sottane/abat-jour, cucite con immagini di donne.
«Capita di riconoscersi – annuiva Tamara Ferretti, donna politica, barricadera compassata e vigile – tra donne. Può accadere anche di intravedere nei gesti e nelle altrui esperienze una familiarità creativa, sognante e determinata, risolutrice, che può far da specchio, in cui ritrovarsi a proprio agio. Vale il linguaggio dell’esperienza a mettere in rete i diversi vissuti e i saperi, come una vetrina rotante che non teme e si offre agli sguardi: denominatore comune un’etica del fare e del creare, che si alimenta, orgogliosa, della propria responsabilità di genere».
Maria Del Pesce, primario dall’umanità grande come la sua professione di neurologa, appunta: «La vera sfida è non copiare i prevedibili modelli maschili, ma utilizzare con coraggio e coscienza il nostro naturale modo di essere. Disponibilità, cortesia, collaborazione non nascondono debolezza ma grande forza. Spiazzano. Anche forza comincia per effe». Effe come femminile e femminista.
«Quando annunciai che volevo fare il medico, mia madre mi disse: "Non è un lavoro da donna!"».
Giovanna Curatola, porta con sé la competenza della psicoterapeuta e molta immaginazione. «L’antagonismo fra regola-ragione-razionalità e femminile sembra un mito duro a morire. Però nella vita quotidiana metodo sta per attenzione, cura che genera ordine dal disordine. Oggi il pensiero femminile può voler esplorare a suo modo, secondo un suo metodo, tutte le differenze, a partire da quella fondamentale che lo distingue dal maschile: per operare sulla differenza come distinzione e come prossimità, relazione dialogica fra le differenze». Le differenze esaltano l'identità.
Anche per chi, come Lucilla Niccolini, all’insegnamento delle lingue classiche affianca il giornalismo di costume. Troppo diversi? Macché. Identico è l’approccio: impegno, analisi, sguardo spietato e insieme comprensivo.
Il mio lavoro è per me un’ esperienza irrinunciabile.
Nel lavoro nel campo dell’arte non ho mai avuto un solo linguaggio per esprimermi, allo stesso modo nel mio processo creativo l’“io” e il “tu” si scambiano continuamente di ruolo: nel gioco della narrazione quasi tutti i trucchi sono svelati, perché il narratore raramente riesce a parlare in terza persona. Tuttavia, nel mio processo creativosi accentua la fase centrale, quella catartica. Il mio è un lavoro estremamente corporeo, perché saccheggiando la realtà raccolgo brandelli della mia vita emotiva. Ci sono almeno quattro elementi che caratterizzino fortemente il mio processo artistico:
Uno: l’ascolto. L’intuito, la propensione a scartare le immagini artificiali per assorbire input.
Due: la scrittura, la narrazione. La scrittura è il mezzo attraverso cui si compie la catarsi.
Tre: il colore. Ho bisogno di reagire agli stimoli e di procurarne degli altri, quindi non scelgo mai né forme né colori che passino inosservati.
Quattro: l’architettura. La mostra diventa un luogo privilegiato, lo spazio del possibile equilibrio tra stati diversi. La mostra diventa la casa, un’architettura a propria misura. Il mio lavoro muove da una visione che coinvolge sempre l'architettura dello spazio e del paesaggio. Solo di recente ho cominciato ad affrontare il segno e la narratività come cose mie proprie, accettando il poetico e la diversità di questo mezzo esperessivo. Non cerco risposte nell’arte, non accetto le interminabili fughe, sento più congeniali quei lavori capaci di mettere insieme conoscenze antiche e pratiche a una visione artistica che sia anche manifesto di una visione di vita. Il mio è perciò, e per intima esigenza, un continuo evolvere del linguaggio femminile.
Tamara Ferretti insieme alla politica ha sempre amato la musica, i viaggi, il mare e la speleologia. Maturità scientifica e studi storici a Firenze, consigliere comunale di Ancona dal 1979 al 1988, nel 1982 viene anche nominata nel Comitato di Gestione della USL 12. Dipendente del Consiglio Regionale delle Marche dal 1979 si specializza in ricerca documentale informatica, frequentando i CED della Camera dei Deputati e della Corte di Cassazione, nonché la Scuola Vaticana di Biblioteconomia. Nel 1988 entra nella Segreteria della FP CGIL delle Marche e nel 1989 ricopre anche l’incarico di Coordinatrice regionale delle donne della CGIL Marche. Nel 1991 viene chiamata a Roma dalla FP CGIL dove dal 1994 dirige il comparto nazionale degli Enti locali e delle Regioni. Nel 1995 viene eletta a Bruxelles vicepresidente del Comitato Europeo delle Regioni e degli Enti locali del Sindacato Europeo (EPSU). Dal 1998 al 2004 fa parte della Segreteria CGIL di Roma e del Lazio, come responsabile del mercato del lavoro, di cui diviene esperta. Nel corso degli anni partecipa come relatrice a numerosi convegni nazionali, europei e internazionali. Altrettanto numerosi sono gli interventi e le interviste pubblicate su riviste, pubblicazioni e stampa periodica europea, nazionale e locale. Convinta riformista, si impegna nella costruzione del nuovo soggetto politico del centro sinistra e nelle elezioni primarie indette dal Partito Democratico nel 2008 viene eletta coordinatrice del Circolo PD “14 Ottobre” di Ancona. Nel metodo effe incontra e riconosce un’etica del fare e del creare che si alimenta con orgoglio della propria responsabilità di genere.
Mi sono laureata in Medicina e Chirurgia e poi specializzata in Neurologia e Fisiatria presso l’Università di Ancona e da allora mi sono sperimentata in tante condizioni lavorative: medico "di famiglia", di fabbrica, di squadre sportive... ma la mia passione è sempre stata la neurologia!
E ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni presso la Clinica Neurologia dell'Università di Ancona e, nel 2001 la grande soddisfazione (e soprattutto in quanto donna!) di diventare Direttore del Reparto di Neurologia dell'Ospedale di Senigallia.
Il mio lavoro mi ha permesso di sperimentarmi nell'insegnamento (a studenti di medicina e operatori sanitari), di partecipare a progetti locali, regionali e nazionali in ambito sanitario, di conoscere e quindi di poter collaborare con ricercatori italiani e stranieri. Ma soprattutto mi ha permesso di conoscere tante persone, le loro vite e i loro problemi e questo ha "segnato" molto la mia vita.
Ho fatto anche il Presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della provincia di Ancona nel triennio 1997/1999, e anche questo ha rappresentato per me una grande esperienza di vita e una soddisfazione (attualmente su 103 Presidenti italiani, uno solo è donna!).
Ma, oltre che lavorare, mi piace leggere, ascoltare musica, andare al cinema, giocare a carte e... cucinare! Sono socia da molti anni della F.I.D.A.P.A. Ancona Riviera del Conero (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) dove ho ricoperto l'incarico di Presidente nel biennio 2006-2007 e faccio parte del Forum delle Donne del Comune di Ancona.
Nasco alla fine del 1944 a Brescello in provincia di Reggio Emilia da genitori calabresi.
Maturo precocemente l’idea di voler svolgere una professione di cura e mi laureo nel 1969 in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del S. Cuore a Roma, subito dopo divengo assistente nella stessa Università. Mi trasferisco all’Università di Ancona dove partecipo alla fondazione dell’Istituto di Biochimica e presso lo stesso Ateneo svolgerò tutta la carriera accademica da assistente a professore associato e professore ordinario. I numerosi impegni scientifici in Italia e all’estero mi portano a collaborare con personalità scientifiche di notevole rilievo e a partecipare a ricerche di avanguardia nell’ambito della biomedicina fino a costituire un mio autonomo gruppo di ricerca. Un'ampia produzione scientifica testimonia l’impegno in questo ambito.
Contemporaneamente l’interesse per lo studio filosofico del rapporto corpo-mente, presente nella cultura che aveva accompagnato la formazione medica, trova nella psicoanalisi un campo in cui fare personale esperienza fino a qualificare una formazione psicoanalitica e la professione di psicoterapeuta.
La curiosità che sospingeva la ricerca si univa infatti alla necessità di non trascurare la dimensione più personale della cura che ha trovato nel trattamento integrato dei disturbi alimentari un importante banco di prova dell'importanza di oltrepassare dicotomie e separazioni disciplinari.
Attualmente ho lasciato la vita accademica per dedicarmi completamente alla pratica e alla ricerca in ambito psicoanalitico pur continuando a svolgere presso l’Ateneo di Ancona attività didattica come professore a contratto.
Ogni volta che ricostruisco il mio curriculum mi domando a quante assenze ho sottoposto i miei cari, prima di tutto i miei figli. Assenze non solo in senso concreto ma anche come disponibilità ad ascoltare e accogliere i loro bisogni affettivi, le loro necessità formative.
A loro ho sempre manifestato la consapevolezza, a volte torturante, del conflitto a cui mi sentivo esposta assieme alla incrollabile certezza che l’espandersi della consapevolezza personale sia fonte di arricchimento e di solidità per tutti. Ho ricevuto da loro in pari misura critiche aspre e sostegno incondizionato. Anche questo fa parte del mio curriculum che di recente si è aggiornato con la nascita di due nipoti.
La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese
La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.
La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa.
Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini
Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.
Questo Effefashioncreative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.
Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.
Storie effe è un segmento del più ampio progetto metodo effe, progetto culturale ideato e curato dall’artista Silvia Fiorentino che indaga sui rapporti tra metodo e creatività cercando di evidenziare e teorizzare un metodo femminile nelle varie discipline, e in particolar modo nell'ambito della creatività, pensato e realizzato insieme ad altre donne e professioniste.