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| il vino effe |
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Ho trovato elettrizzante l’invito di Silvia a ributtarmi nell’universo del vino dopo la parentesi apertasi con la nascita della mia splendida Frida! E perciò voglio innanzitutto ringraziarla. Il piacere per il vino mi è sempre appartenuto anche quando non ne sapevo niente e mi capitava di bere terribili schifezze con conseguenti bruciori e acidità di stomaco! Poi, con la fine di un amore e di un capitolo della mia vita, ho cambiato casa, città e lavoro, e mi sono avvicinata in punta di piedi al dignitoso (e forse poco riconosciuto) lavoro di cameriera di sala, al ristorante di Mariano, che ora è il mio compagno di vita. Ancora oggi mi ripeto che se non avessi iniziato lì, con quelle persone e in quel determinato periodo storico, la mia vita avrebbe avuto probabilmente un altro corso. La professionalità, la passione, la gioia nel lavorare, l’allegria trasmessa ai clienti, questo e altro ho assorbito entrando nella Cucina di Mariano. Lì ho iniziato a sviluppare la conoscenza dei vini, bevendone e ascoltandone parlare da persone autenticamente appassionate; negli anni successivi, poi, ho avuto la fortuna di lavorare con persone che hanno costantemente contribuito ad arricchire la mia conoscenza e ad affinare il mio naso!
Una passione coltivata amorevolmente, senza forzature o obblighi, che adesso mi regala un’altra esperienza stimolante. Silvia mi chiede: come si sceglie un vino? Io risponderei: secondo i propri gusti oppure secondo i gusti di chi si decide di invitare. Poi si prova ad accostare i vini scelti ai piatti che si andranno a preparare.
L’offerta sul mercato è a dir poco vasta (e anche di suggerimenti più competenti dei miei, ma tant’è!), e in linea generale la qualità del vino è notevolmente migliorata dal 1986 ad oggi, dopo cioè lo scandalo del metanolo. È perciò facile trovare anche in un supermercato (e persino in alcuni hard discount) dei vini dignitosi con un buon rapporto qualità prezzo. In linea di massima non acquisto mai vini sotto i 3 euro, a meno che non ci siano delle offerte particolari o se conosco già l’azienda produttrice e/o il tipo di vino. Poi escludo i cosiddetti “vini frizzanti” perché non amo berli e perché in genere contengono un’alta acidità (altra cosa sono invece i vini frizzanti naturali). Se volessi scegliere una bollicina, (così vengono chiamati genericamente i buoni vini con le bolle) sarei più scrupolosa e andrei su prodotti di qualità o già noti e comunque, a priori, prima di offrire un vino sconosciuto, lo sperimenterei a mio rischio! Poi mi orienterei basandomi sulla tipicità, quindi sceglierei ad esempio un prosecco (che è il nome del vitigno autoctono) prodotto in Veneto, o un Franciacorta (nome della zona di produzione) prodotto in Lombardia, o un brut di Verdicchio prodotto nelle nostre Marche. I marchi IGT (indicazione geografica tipica) DOC (denominazione di origine controllata) e DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) restano comunque una garanzia di qualità per ogni tipo di vino. I vini spumanti si suddividono inoltre in due grandi famiglie a seconda del metodo di fattura: ci sono i vini fatti con il “metodo classico” (che per i Francesi è il metodo con cui si produce lo champagne) e quelli fatti con il “metodo charmat”, più tipicamente italiano; anche queste due diciture sono dei validi indicatori di qualità. Per la scelta di vini bianchi e rossi mi baso sugli stessi parametri, anche se esistono i cosiddetti vitigni internazionali (ad esempio chardonnay, cabernet sauvignon) che attecchiscono su territori diversi e influenzati da diversi climi, dando prodotti differenti in ogni parte del mondo. Anche con la scelta di questi ultimi è difficile sbagliare vino e si trovano spesso dei prodotti piuttosto buoni; il rischio è piuttosto quello del “gusto omologato”, perché spesso si tratta di vini prodotti industrialmente e destinati alla grande distribuzione, con una standardizzazione del gusto che prescinde, ad esempio, dall’annata di produzione.
Pensando ai piatti ideati da Silvia, e trattandosi di un pranzo di Natale, sgranocchierei quei voluttuosi biscotti al parmigiano con uno spumante metodo classico italiano, anche rosato. Al manzo con il melograno abbinerei un pinot nero (ne producono uno ottimo nei colli pesaresi ma – ahimè – non lo troverete al supermercato) elegante, profumato e scorrevole; come alternativa un lacrima di Morro d’Alba marchigiano, più fruttato. Con il semifreddo allo zabaione berrei invece un Porto rosso, vino liquoroso rosso prodotto in Portogallo, oppure un genuino ma ben fatto vino di visciole, anche questo marchigiano.
A tutti Buon Natale e buon convivio!
di Michela Magrini
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