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cerimonia del tè economia domestica
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Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

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la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

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visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

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il vino effe

Ho trovato elettrizzante l’invito di Silvia a ributtarmi nell’universo del vino dopo la parentesi apertasi con la nascita della mia splendida Frida!

E perciò voglio innanzitutto ringraziarla. Il piacere per il vino mi è sempre appartenuto anche quando non ne sapevo niente  e mi capitava di bere terribili schifezze con conseguenti bruciori e acidità di stomaco! Poi, con la fine di un amore e di un capitolo della mia vita, ho cambiato casa, città e lavoro, e mi sono avvicinata in punta di piedi al dignitoso (e forse poco riconosciuto) lavoro di cameriera di sala, al ristorante di Mariano, che ora è il mio compagno di vita.

Ancora oggi mi ripeto che se non avessi iniziato lì, con quelle persone e in quel determinato periodo storico, la mia vita avrebbe avuto probabilmente un altro corso. La professionalità, la passione, la gioia nel lavorare, l’allegria trasmessa ai clienti, questo e altro ho assorbito entrando nella Cucina di Mariano. Lì ho iniziato a sviluppare la conoscenza dei vini, bevendone e ascoltandone parlare da persone autenticamente appassionate; negli anni successivi, poi, ho avuto la fortuna di lavorare con persone che hanno costantemente contribuito ad arricchire la mia conoscenza e ad affinare il mio naso!

 

Una passione coltivata amorevolmente, senza forzature o obblighi, che adesso mi regala un’altra esperienza stimolante.

Silvia mi chiede: come si sceglie un vino? Io risponderei: secondo i propri gusti oppure secondo i gusti di chi si decide di invitare. Poi si prova ad accostare i vini scelti ai piatti che si andranno a preparare.

 

L’offerta sul mercato è a dir poco vasta (e anche di suggerimenti più competenti dei miei, ma tant’è!), e in linea generale la qualità del vino è notevolmente migliorata dal 1986 ad oggi, dopo cioè lo scandalo del metanolo. È perciò facile trovare anche in un supermercato (e persino in alcuni hard discount) dei vini dignitosi con un buon rapporto qualità prezzo. In linea di massima non acquisto mai vini sotto i 3 euro, a meno che non ci siano delle offerte particolari o se conosco già l’azienda produttrice e/o il tipo di vino. Poi escludo i cosiddetti “vini frizzanti” perché non amo berli e perché in genere contengono un’alta acidità (altra cosa sono invece i vini frizzanti naturali). Se volessi scegliere una bollicina, (così vengono chiamati genericamente i buoni vini con le bolle) sarei più scrupolosa e andrei su prodotti di qualità o già noti e comunque, a priori, prima di offrire un vino sconosciuto, lo sperimenterei a mio rischio! Poi mi orienterei basandomi sulla tipicità, quindi sceglierei ad esempio un prosecco (che è il nome del vitigno autoctono) prodotto in Veneto, o un Franciacorta (nome della zona di produzione) prodotto in Lombardia, o un brut di Verdicchio prodotto nelle nostre Marche. I marchi IGT (indicazione geografica tipica) DOC (denominazione di origine controllata) e DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) restano comunque una garanzia di qualità per ogni tipo di vino. I vini spumanti si suddividono inoltre in due grandi famiglie a seconda del metodo di fattura: ci sono i vini fatti con il “metodo classico” (che per i Francesi è il metodo con cui si produce lo champagne) e quelli fatti con il “metodo charmat”, più tipicamente italiano; anche queste due diciture sono dei validi indicatori di qualità. Per la scelta di vini bianchi e rossi mi baso sugli stessi parametri, anche se esistono i cosiddetti vitigni internazionali (ad esempio chardonnay, cabernet sauvignon) che attecchiscono su territori diversi e influenzati da diversi climi, dando prodotti differenti in ogni parte del mondo. Anche con la scelta di questi ultimi è difficile sbagliare vino e si trovano spesso dei prodotti piuttosto buoni; il rischio è piuttosto quello del “gusto omologato”, perché spesso si tratta di vini prodotti industrialmente e destinati alla grande distribuzione, con una standardizzazione del gusto che prescinde, ad esempio, dall’annata di produzione.

 

Pensando ai piatti ideati da Silvia, e trattandosi di un pranzo di Natale, sgranocchierei quei voluttuosi biscotti al parmigiano con uno spumante metodo classico italiano, anche rosato. Al manzo con il melograno abbinerei un pinot nero (ne producono uno ottimo nei colli pesaresi ma – ahimè – non lo troverete al supermercato) elegante, profumato e scorrevole; come alternativa un lacrima di Morro d’Alba marchigiano, più fruttato. Con il semifreddo allo zabaione berrei invece un Porto rosso, vino liquoroso rosso prodotto in Portogallo, oppure un genuino ma ben fatto vino di visciole, anche questo marchigiano.

 

A tutti Buon Natale e buon convivio!

 

di Michela Magrini

 

 

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
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Aldo Carcere San Vittore Contraddizioni sberla Stefania

la sala bianca

Presentazione la sala bianca

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serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

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Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak

effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

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quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

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ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

isabella.tombolini@alceomoretti.it

 

 

per informazioni

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