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| la cerimonia del tè |
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di alessandra mulas Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza. Queste brevi note, perciò, non vogliono e non possono essere una guida sistematica al mondo del tè, ma un atlante personale ed emozionale, una porticina di servizio che permetta a tutti coloro che sono incuriositi da questa bevanda di accostarvisi con maggiore consapevolezza. Anni di cattive abitudini estetiche e alimentari ci hanno abituato alle bustine insapori in vendita in tutti i supermercati che si immergono nell’acqua bollente per 5 minuti (ma alzi la mano chi non ce le hai mai lasciate a oltranza) e danno un liquido rossastro-brunito che di norma si addiziona con zucchero e limone, per dargli un po’ di sapore. Immagini un po’ tristi quelle che derivano da simili esperienze e che magari si legano a ricordi di influenze o di altri piccoli malanni, quando si beve “giusto una tazza di tè con due biscotti”. Il tè è ben altro. Non è un ripiego, non è un riempitivo, ma un momento di completo piacere, all’interno del quale il rituale e il gusto si contemperano.Come in tutte le arti nulla è lasciato al caso, seppure molte cose lo sembrino. Ci deve essere una perfetta armonia fra tutti gli elementi, un’armonia che peraltro varia a seconda del tipo di tè scelto e che necessita di un po’ di esperienza. Potrà perciò rivelarsi utile un breve excursus sui alcuni aspetti fondamentali, spesso considerati scontati o irrilevanti. |


