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cerimonia del tè economia domestica
economiadomesticaeffe

Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

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la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

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visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

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Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

Né si pretende di ignorare la realtà in cui viviamo: proprio per questo non possiamo rifiutarci di imparare a leggere un’etichetta per sapere da dove viene quel vino, in che terre è stato coltivato quel cibo, quali mani lo hanno accolto.

In questo senso il consumo alimentare diventa anche un’azione politica oltre che estetica: compro vicino casa oppure compro quello che viene dai produttori, biologico, ecologico, a km 0?

Da un consumo consapevole si riattivano sensazioni sconosciute, sapori, colori, odori che erano stati dati per acquisiti e che ora esplodono, nuovi, davanti e dentro di noi.

Di libri sui cibi ne sono stati scritti migliaia, alcuni artistici altri narrativi, perciò quello che vorrei proporre qui è raccontare come si è inserita la cucina nella mia vita e come, malgrado una vita da giocoliere (esperienza comune alla maggior parte delle donne), la cucina abbia mantenuto nella vita e per il mio lavoro un ruolo fondamentale, divenendo in alcuni casi una mania contagiosa.

Un aspetto importante dell’universo-cibo è quello della convivialità, è perciò necessario fissare lo sguardo non solo sul cibo e sulla sua fattura, ma su come si definiscono lo spazio e le persone che si muovono intorno al cibo.

Il cibo è a tutti gli effetti un rito.

Provate a leggere il Talmud, regole su regole, non già, come si crede, regole igieniche ma regole per il compimento di un rito. Cos’è allora un rito se non l’attribuire significato a ogni cosa, rendendola unica? Attraverso il rito si dà significazione e specificità. Come tutti i riti, anche quello del cibo si armonizza con il passare del tempo. Io ad esempio officio il rito del pane e quello della salsa di pomodoro per l’inverno. E ho l’abitudine di tenere quaderni in pieno stile anni ’50, nei quali annoto – come mi ha insegnato la Dada – ricette, ovviamente, ma anche esperimenti, ospiti, ingredienti vagliati, reazioni, insomma tutto ciò che contribuisce a quel processo alchemico e umilmente magico che è la cucina. I miei quaderni divengono così veri e propri diari, “libri di ricordanze” che recano traccia della storia mia e di chi ho incrociato nella mia esistenza.

Ho imparato tutto dalla Dada: a cucinare per trenta senza far fatica, a cullare i miei ospiti, ad accarezzare loro ventre e mente. Sì, ho tratto tutto dalla mia Dada, non solo mia, purtroppo. Ipostasi della donna ebrea, grande madre. No, non vi darò l’indirizzo, né lo darò a Woody Allen, che, se parla così delle donne ebree, ha mancato l’appuntamento con lei.

 

Vi racconterò però qualche ricetta e qualche storia di cucina e qualche storia di donne dentro la cucina.

 

Michela Magrini vi racconterà dei vini, vi insegnerà a distinguerli, a comprarli, a risparmiare, a gustarli, a resistere.

 

Alessandra Mulas vi racconterà del tè, dei riti del tè, di come prepararlo e di come farsene rapire.

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
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la sala bianca

Presentazione la sala bianca

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serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

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Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak Louisa Dvorak

effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

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quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

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ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

isabella.tombolini@alceomoretti.it

 

 

per informazioni

silvia fiorentino

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