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Tu scrivi: c'è una metodologia di lavoro differente nell'approccio femminile? è riconoscibile un linguaggio differente, non codificato, che nasce dal corpo e si sviluppa in ritmi, maniere e frequenze diverse? Finora si è sempre detto: quello è un lavoro femminile, o peggio, da donne. Ma è davvero così?... Difficile definirmi con parole... Ho scelto di essere un educatore sociale e di poter dire di essere tale, iscrivendomi all'università all'età di 40 anni, famiglia e lavoro precario sulle spalle, studiando nei ritagli di tempo, dopo il lavoro, di notte, sul treno... Nella mia vita fino ad ora, ho sperimentato cosa significhi nascere due volte. La prima volta che sono nata è stato quando insieme a mio marito abbiamo creato la nostra famiglia: i nostri figli, crescerli, educarli con la fatica della quotidianità, con i disaccordi e gli accordi, con la consapevolezza, però, che come madre avevo una responsabilità enorme. Ho scoperto poi, attraverso gli studi universitari, quello che corpo, mente e cuore mi suggerivano nel mio modo di essere madre. Quando ho conosciuto la teoria dell'attaccamento ho pensato che era una teoria "al femminile", che sottolineava l'importanza delle figure di attaccamento, soprattutto quella materna, nello sviluppo psicologico dei figli. Sono nata una seconda volta, invece, quando, figli cresciuti, ho sentito che potevo dedicare del tempo alla mia crescita personale rimettendomi a studiare. Per dare forma e corpo alla voce che dentro di me tendeva a prendersi cura degli altri. Vivendo la teoria sui banchi universitari e la prassi all'interno del Centro Diurno Alzheimer, ho avuto la possibilità di esprimere la mia creatività nella mia tesi di laurea che indagava il disegno del Malato di Alzheimer. La persona che maggiormente ha creduto in me è stato il mio professore di pedagogia Speciale, Andrea Canevaro, nonché relatore della tesi stessa. Questa sera ho pensato che se dovessi rappresentare me stessa nella tua mostra, non vorrei mostrare le bamboline. Esse non mi rappresentano. Non rappresentano la mia anima di educatore. Se io per te posso essere stata la mano che ha cucito la madonna bambocciona, cercando di facilitare ciò che tu avevi nella testa, di poter rappresentare la tua idea, così, nel mio lavoro quotidiano, cerco di essere un facilitatore per i miei amici smemorati affinchè, attraverso la mia professionalità, le tecniche legate a diverse metodologie, possano esprimersi. Cerco aiuto nelle arti, dal disegno alla lavorazione della creta, dal cucito alla pittura. Ma non vesto i panni di una maestra d'arte, ma quelli dell' educatore. I disegni dei miei amici smemorati, concretizzano quella parte non tangibile del mio lavoro che è "l'aver cura dell'altro", che materializza quello che è il lavoro "sociale". Ti allego alcuni disegni che ho scannerizzato. Sono abbastanza significativi quelli di MLuisa, perchè lì puoi vedere la disgregazione della percezione di un oggetto. (l'aereo e l'automobile) Ho scoperto in queste persone delle abilità inimmaginabili. I disegni che conservo sono 1600. Varrebbe la pena darci un'occhiata.
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