metodo effe mole vavitelliana ancona

da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino

ideazione, progettazione e
realizzazione a cura di
Silvia Fiorentino, Tamara Ferretti,
Giovanna Curatola,
Maria Del Pesce, Lucilla Niccolini

provincia di Ancona comune di Ancona

metodo effe [progetto di Silvia Fiorentino]

una via femminile alla esplorazione dei processi creativi nella vita e nell'arte

ancona, mole vanvitelliana, 22 11 - 22 12 2008

donne attorno alla coperta   elena grandi

Tu scrivi: c'è una metodologia di lavoro differente nell'approccio femminile? è riconoscibile un linguaggio differente, non codificato, che nasce dal corpo e si sviluppa in ritmi, maniere e frequenze diverse?  Finora si è sempre detto: quello è un lavoro femminile, o peggio, da donne. Ma è davvero così?...

Difficile definirmi con parole...
Ho scelto di essere un educatore sociale e di poter dire di
essere tale, iscrivendomi all'università all'età di 40 anni, famiglia e
lavoro precario sulle spalle, studiando nei ritagli di tempo, dopo il
lavoro, di notte, sul treno...
Nella mia vita fino ad ora, ho sperimentato cosa significhi
nascere due volte.
La prima volta che sono nata è stato quando insieme
a mio marito abbiamo creato la nostra famiglia: i nostri figli,
crescerli, educarli con la fatica della quotidianità, con i disaccordi
e gli accordi, con la consapevolezza, però, che come madre avevo una
responsabilità enorme.
Ho scoperto poi, attraverso  gli studi universitari, quello che corpo, mente e cuore mi suggerivano nel mio
modo di essere madre. Quando ho conosciuto la teoria dell'attaccamento
ho pensato che era una teoria "al femminile", che sottolineava  
l'importanza delle figure di attaccamento, soprattutto quella materna,
nello sviluppo psicologico dei figli.
Sono nata una seconda volta, invece, quando, figli cresciuti, ho sentito che potevo
dedicare del tempo alla mia crescita personale rimettendomi a studiare.
Per dare forma e corpo alla voce che dentro di me tendeva a prendersi
cura degli altri.
Vivendo la teoria sui banchi universitari e la
prassi all'interno del Centro Diurno Alzheimer, ho avuto la
possibilità di esprimere la mia creatività nella mia tesi di laurea che
indagava il disegno del Malato di Alzheimer. La persona che
maggiormente ha creduto in me è stato il mio professore di pedagogia
Speciale, Andrea Canevaro, nonché relatore della tesi stessa.
Questa sera ho pensato che se dovessi
rappresentare me stessa nella tua mostra, non vorrei mostrare le
bamboline. Esse non mi rappresentano.

Non rappresentano la mia anima di educatore.
Se io per te posso essere stata la mano che ha cucito la
madonna bambocciona, cercando di facilitare ciò che tu avevi nella
testa, di poter rappresentare la tua idea, così, nel mio lavoro
quotidiano, cerco di essere un
facilitatore per i miei amici smemorati
affinchè, attraverso la mia professionalità, le tecniche legate a
diverse metodologie, possano esprimersi. Cerco aiuto nelle arti, dal
disegno alla lavorazione della creta, dal cucito alla pittura. Ma non
vesto i panni di una  maestra d'arte, ma quelli dell' educatore.
I disegni dei miei amici smemorati, concretizzano quella parte non
tangibile del mio lavoro che è
"l'aver cura dell'altro", che
materializza quello che è il lavoro "sociale".
Ti allego alcuni disegni che ho scannerizzato. Sono abbastanza
significativi quelli di MLuisa, perchè lì puoi vedere la disgregazione
della percezione di un oggetto. (l'aereo e l'automobile) Ho scoperto in
queste persone delle abilità inimmaginabili. I disegni che conservo
sono 1600. Varrebbe la pena darci un'occhiata.