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| spazio dentro della vita di silvia fiorentino |
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Silvia Fiorentino, Spazio dentro della vita. Ricerca di una mappa emozionale, Roma, Aracne, 2010 Raccolta di poesie e disegni presenta il libro Patrizia Casagrande venerdì 28 gennaio 2011 ore 19.00 presso la libreria Ioo Book di Senigallia via fratelli Bandiera, 33
Conversazione con Giovanna Curatola G. Prendo contatto con la tua opera senza alcuna griglia interpretativa e mi lascio contagiare da segni, figure, parole; passando di pagina in pagina emerge come interrogativo da rivolgerti una definizione di Giorgio Agamben che tempo fa mi aveva dato molto da riflettere e che poi ho adottato nel mio dizionario privato. Suona più o meno così: la contemporaneità si iscrive nel presente segnandolo innanzitutto come arcaico e solo chi percepisce nel più moderno e recente gli indici e le segnature dell'arcaico può essere considerato contemporaneo. La contemporaneità della tua opera mi sembra infatti rimandare a un'origine o meglio a molti luoghi originari verso cui ti sospinge un'implacabile sete di ricerca. Se pensi di ritrovarti in questa cifra si potrebbe partire da qui per la nostra conversazione. S. Sono d'accordo con te. L'implacabile ricerca che mi costringe è legata a un dover cercare nel profondo, oltre me stessa, fino alla radice, fino alla chiave dell'arcaico ¬– come tu lo chiami. Solo quando ci si sospinge fino a un estremo, oltre il proprio presente, hai questa sete di ricerca a cui si sottostà in un sistema etico più che estetico, polarità comunque tra loro collegate. Si ha la percezione di muoversi verso una significazione profonda, un senso e il possesso di quel senso specifico, tanto da essere in grado di ritrascriverlo. La ricerca che va verso questo estremo confine si può chiamare verità, una verità che sa anche di religio e che nella mia visione è maggiormente legata all'immaginario dell'arte. So bene che nel corso di questa ricerca talvolta mi allontano dalla specificità dell'arte, ma tale consapevolezza anima a sua volta la spinta che alimenta la ricerca fino a mescolarla con la vita, anzi, è vita essa stessa, è la tua propria vita. Il tuo lavoro e la tua vita si fondono in questo processo che diventa necessità. G. Altra cifra che connota il tuo procedere sia nei territori visivi sia in quelli più evocativi della parola è il dinamismo della complessità, quasi una rete che tu lanci fra un'origine sensoriale e corporea da una parte e un'altra origine ove si trovano sedimentati i codici simbolici a cui attinge la nostra epoca. S. Se la ricerca si sospinge così a fondo o meglio, se sei spinta così a fondo, per non darti a una sola parte o a un solo aspetto sei costretta a inserirti in una complessità. La complessità è un corpo, una macchina perfetta, alla quale non puoi sottrarre parti e non puoi dimenticarne nessuna. La complessità ti porta a rinunciare, nella ricerca, a un messaggio immediato, a una scelta riassuntiva e definitiva. Un corpo ha una parte sensoriale enorme che è un approccio di ascolto fino all'impossibile vedere per visioni, un lasciare arrivare il senso senza di te. Ma il corpo ha anche un codice, un linguaggio simbolico preciso, inciso nella storia del nostro mondo, quello cui apparteniamo per un momento. Se non attingi a un linguaggio e alla sua opera chiarificatrice non puoi che sottostare a tutto il sensibile e se non entri in quello stesso sensibile l'altro non appare. G. Ma la complessità è anche affanno per un'incompiutezza, dolore per il limite che ogni gesto o parola, pur originari, inevitabilmente contengono, così nella tua opera appare l'incompiuto. Anche questo un segno della tua modernità anziché un resto o un vezzo romantico? S. La complessità è un affanno tremendo e anche tragico: rinunci in parte al lavoro che stai compiendo e insieme anche al lavoro d'arte e alle sue regole di fruibilità, sei destinata a non essere compresa, posizione di certo non comoda. Non sei parente del romanticismo titanico né della manipolazione contemporanea, sei solo compagna del vuoto, sede dell'origine e dell'arte. E sei compagna del grande dolore del vuoto, illusa che sia verità e consapevole che non lo è, limitata a condividere questo per necessità esperienziale...
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