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Le altre donne ci sono di anna marinari Le altre donne – tantissime e così tanto diverse tra loro – ci sono, di tutte le età e condizioni sociali. Pensiamo – ad esempio – alle donne precarie, e non solo giovani, che sono ormai presenti (con gli uomini) in ogni campo: dal lavoro intellettuale a quello manuale; ne conosciamo tantissime, sappiamo e vediamo che non pensano minimamente a fare il bunga bunga (con annessi e connessi) neanche se ne avessero l'occasione.
È lontano dalla loro visione della vita, non fa parte della loro coscienza e percezione di sé, come donne, persone libere, anche se appunto non dal bisogno di un lavoro, magari anche dopo anni di sacrifici in fabbrica, al supermercato, nelle professione o negli studi. Come si fa a non condividere il sentire di moltissime, la delusione, la tristezza, la rabbia o l'incredulità? Come si fa a non sentirsi amareggiate e schifate da quanto sta accadendo? Diverse firme autorevoli sulla stampa nazionale si chiedono se c'è la voglia di ribellarsi e di affermare convinte che il "modello bunga bunga" – e tutto il contesto che lo contiene e supporta – non è uno stile di vita accettabile, né è così apparentemente innocente, libero e innocuo. Sì c'è, perché sappiamo che non è così, né dovrebbe essere così. Vorremo gridare o semplicemente testimoniare che il modo in cui quel vivere e quei comportamenti vengono proposti (e commentati) come esempio di libertà, è quanto di più avvilente e illiberale esista. Ma cosa, e come fare, e con chi: questo è già un problema. Tante le donne – e gli uomini – che non si riconoscono e mal sopportano tutto quanto sta accadendo, come è stato ben descritto, ma provano – come noi donne che scriviamo – un grande senso d'impotenza. Infatti ci siamo passate via email gli articoli dicendoci "ma come possiamo fare, pensiamoci su". Intanto scriviamo al Forum delle donne della nostra città (ora veniamo a sapere delle manifestazioni del 13 in tutta Italia). Il punto è innanzitutto e soprattutto culturale, vero, ma è anche politico. La frammentazione di tutte le forme di rappresentanza, e di tutti i corpi intermedi avvenuta nel nostro Paese da tempo non aiuta, ha spezzato tutti i riferimenti, le relazioni, mentre la forza del messaggio mediatico dominante è micidiale. Le donne pagano anche questo. Ma non sempre sono così innocenti: specie quando entrano in politica o intendono raggiungere il successo a tutti i costi, in ogni ambito. E questo sarebbe ora di chiarircelo con franchezza, e non rimandare più. Non ora, certo, ma domani sì. Ma è vero, dovremmo metterci in rete, parlarci trasversalmente, denunciare il nostro forte disagio e la nostra disapprovazione, e nel contempo essere costruttive. Ma la rete ha bisogno di chi la tira, altrimenti, per esperienza, sappiamo che non funziona. Noi non ci stiamo, non ci riconosciamo nel "bunga bunga e dintorni" proprio come donne che amano e rispettano la vita. Ribelliamoci anche allo stereotipo – tanto dannoso – della donna silente e frustrata (sempre e solo di sinistra, ovviamente) dall'esperienza, ormai sfiorita, del femminismo e dintorni. Uffa! Ma tocca a noi, assieme alle giovani. Non ci piace sottostare a un modello che nel denaro e nel delirio che ne consegue pensa di raggiungere l'onnipotenza. Specie se a caderci o a crederci sono donne. Anna Marinari, Scuola di Lenor, Ancona |



