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cerimonia del tè economia domestica
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Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

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la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

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visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

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le altre donne ci sono

Le altre donne ci sono

di anna marinari

Le altre donne – tantissime e così tanto diverse tra loro – ci sono, di tutte le età e condizioni sociali.

Pensiamo – ad esempio – alle donne precarie, e non solo giovani, che sono ormai presenti (con gli uomini) in ogni campo: dal lavoro intellettuale a quello manuale; ne conosciamo tantissime, sappiamo e vediamo che non pensano minimamente a fare il bunga bunga (con annessi e connessi) neanche se ne avessero l'occasione.

anna_marinari

È lontano dalla loro visione della vita, non fa parte della loro coscienza e percezione di sé, come donne, persone libere, anche se appunto non dal bisogno di un lavoro, magari anche dopo anni di sacrifici in fabbrica, al supermercato, nelle professione o negli studi.

Come si fa a non condividere il sentire di moltissime, la delusione, la tristezza, la rabbia o l'incredulità? Come si fa a non sentirsi amareggiate e schifate da quanto sta accadendo?

Diverse firme autorevoli sulla stampa nazionale si chiedono se c'è la voglia di ribellarsi e di affermare convinte che il "modello bunga bunga" – e tutto il contesto che lo contiene e supporta – non è uno stile di vita accettabile, né è così apparentemente innocente, libero e innocuo. Sì c'è, perché sappiamo che non è così, né dovrebbe essere così. Vorremo gridare o semplicemente testimoniare che il modo in cui quel vivere e quei comportamenti vengono proposti (e commentati) come esempio di libertà, è quanto di più avvilente e illiberale esista.

Ma cosa, e come fare, e con chi: questo è già un problema.

Tante le donne – e gli uomini – che non si riconoscono e mal sopportano tutto quanto sta accadendo, come è stato ben descritto, ma provano – come noi donne che scriviamo – un grande senso d'impotenza. Infatti ci siamo passate via email gli articoli dicendoci "ma come possiamo fare, pensiamoci su". Intanto scriviamo al Forum delle donne della nostra città (ora veniamo a sapere delle manifestazioni del 13 in tutta Italia).

Il punto è innanzitutto e soprattutto culturale, vero, ma è anche politico.

La frammentazione di tutte le forme di rappresentanza, e di tutti i corpi intermedi avvenuta nel nostro Paese da tempo non aiuta, ha spezzato tutti i riferimenti, le relazioni, mentre la forza del messaggio mediatico dominante è micidiale.

Le donne pagano anche questo. Ma non sempre sono così innocenti: specie quando entrano in politica o intendono raggiungere il successo a tutti i costi, in ogni ambito.

E questo sarebbe ora di chiarircelo con franchezza, e non rimandare più. Non ora, certo, ma domani sì.

Ma è vero, dovremmo metterci in rete, parlarci trasversalmente, denunciare il nostro forte disagio e la nostra disapprovazione, e nel contempo essere costruttive.

Ma la rete ha bisogno di chi la tira, altrimenti, per esperienza, sappiamo che non funziona.

Noi non ci stiamo, non ci riconosciamo nel "bunga bunga e dintorni" proprio come donne che amano e rispettano la vita.

Ribelliamoci anche allo stereotipo – tanto dannoso – della donna silente e frustrata (sempre e solo di sinistra, ovviamente) dall'esperienza, ormai sfiorita, del femminismo e dintorni. Uffa! Ma tocca a noi, assieme alle giovani.

Non ci piace sottostare a un modello che nel denaro e nel delirio che ne consegue pensa di raggiungere l'onnipotenza.

Specie se a caderci o a crederci sono donne.

Anna Marinari, Scuola di Lenor, Ancona

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
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la sala bianca

Presentazione la sala bianca

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serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

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effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

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quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

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ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

isabella.tombolini@alceomoretti.it

 

 

per informazioni

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