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| terzo appuntamento di effeshion |
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Benvenuti al terzo appuntamento di Effefashion! di Isabella falbo Bellissimo appuntamento questo, veramente un viaggio nell'immaginario. Metodo effeinoltre è felice di farvi sapere che Isabella ha iniziato a insegnare al Polimoda di Firenze! In bocca al lupo Isabella! Questo Effefashion creative focus è dedicato a Dania Zanotto, artista emergente di grande interesse la cui pratica artistica è caratterizza da installazioni site-specific i cui fulcri narrativi sono sempre abiti-scultura. Le opere di Dania Zanotto (Treviso, 1975) appaiono come simulacri culturali dalla forte dimensione spirituale e simbolica ; narrazioni visive dal carattere ierofanico attraverso cui, travalicando lo spazio e il tempo, l'artista indaga la storia, sia leggendaria sia contemporanea. Realizzate attraverso un uso raffinato e sperimentale di materiali quali resine, garze leggerissime, sabbie e metalli, le installazioni vestimentarie di Zanotto alludono a presenze non tangibili suggerite dalla luce che passa attraverso la trama. Tra i lavori più attuali, la suggestiva installazione One-way journey, 2010 che l'artista ha realizzato in occasione del progetto itinerante (Venezia-Asolo-Larnaca, maggio 2010-maggio 2011) La reggia portatile. Omaggio Caterina Cornaro, a cura di Gloria Vallese. Dania Zanotto ha concepito One-way journey (resina, plastica, stoffa, rete, vetro, legno, spezie, pigmenti, foto dibond 35x23) come corredo nuziale della veneziana Caterina (1454-1510) che nel 1472 arrivò a Cipro come sposa del re. Paradigmatiche dell’approccio dell’artista gli abiti-scultura Move Deeply (resina, garza, fibra di vetro, cera reti), 2008 e Saektong Jogory (Garza, lattice, vernici, piume), 2006, recentemente esposte in un’emozionante installazione all’interno degli spazi di Palazzo Ducale a Sabbioneta, in occasione della mostra Please me Fashion, a cura di Isabella Falbo, Ferruccio Giromini e Roberto Roda, 2010. Tra i progetti più significativi di Dania Zanotto ricordiamo Storia, immaginazione, verità e leggenda (Treviso, 2006), a cura di Carlo Sala. In questa occasione l'artista ha presentato abiti da battaglia medievale, vesti sciamaniche ed elementi vestimentari mediorientali. Paradigmatica l'opera Mecit Entari, simulacro simbolico della condizione femminile in quei territori, e in generale delle tragedie che li sconvolgono. L'installazione scultorea si presenta come una delicata tunica con petali di rosa inseriti fra le cuciture, da tagli e un'apertura sul davanti che, chiusi da spille da balia, simboleggiano profonde cicatrici. Nel progetto Traces, Isola di San Servolo, Venezia, 2008, a cura di Gloria Vallese, l'artista ha creato un'installazione composta di cinque tende, un villaggio diafano carico si suggestioni simboliche dove, fra gli alberi, come evocazioni dello spirito secondo le tradizioni sciamaniche, l'artista ha sospeso elementi vestimentari di cartere nomadico. In occasione del progetto Preghiera al petrolio, 2008, Badoere, evento all’interno della rassegna Phada Murgania, a cura di Carlo Sala, Dania Zanotto presenta un’installazione site-specific cui fulcro installativo è la giacca a 6 braccia realizzata in pelle di capra, che Vinicio Capossela indosserebbe molto volentieri. La scultura appare come un totem attraverso il quale l’artista simbolggia il “credo” maligno legato all’oro nero, una delle causa che si cela dietro certi estremismi religiosi contemporanei.
Ulteriori simulacri compongono l'installazione, tra cui 10 paia di scarpe islamiche e due copricapi legati a riti religiosi, uno ottomano e l'altro occidentale. Come conclusione di questo breve excursus sulla pratica e sulla ricerca di Dania Zanotto, ricordiamo l'opera Hommage à Saint-Exupéry (garza, piume, perle), 2005 e Wild Man's tunic (lana di ferro sfiammata e piombo), 2004, basate sulla rappresentazione simbolica del segno vesimentario per indagare tematiche legate alla memoria e all'archetipo, tra cultura e tradizione di gusto antropologico. |










