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| una storia effe... |
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di Carla Marcellini Negli anni Venti mia nonna era una ragazzina, ancora con i calzettoni, come si usava allora. Da poco era finita la prima guerra mondiale. Abitava in un paese di vicoli e stradine. Un paese solare e severo. Un paese in cui i ricchi erano ancora quelli che venivano chiamati “conti e contesse”. Mia nonna frequentava il ginnasio e di femminile aveva ben poco. Era magra e poco formosa. Era una ragazzina strana per quei tempi, una femmina che di nascosto sottraeva a suo padre, economo del Convitto, le divise degli allievi e si travestiva da maschio per poter uscire di casa da sola, per prendere in giro le sue amiche che passeggiavano sottobraccio per il corso principale, per guardare i maschi dritti negli occhi, per andare in quei luoghi in cui “non stava bene” che una femmina andasse: nelle botteghe, al circolo, nelle osterie. Mia nonna non conservò niente nella sua vita da adulta di questo modo trasgressivo e ridanciano di vivere la sua femminilità o almeno ai miei occhi così è sembrato. Fu una donna tradizionale, fu una moglie devota e sottomessa, una moglie che accettava senza rabbia il suo ruolo, una madre benpensante e rigorosa. Da grande, quando ormai non potevo più ascoltare le sue storie tante volte avrei voluto chiederle dove era finita quella parte di lei così vitale ed energica, così intensa e appassionata. Dov’era finita quella forza creativa della gioventù che la rendeva così bella ai miei occhi? Quando ascoltavo i suoi racconti ero come costretta a pensare alla mia vita, come se non fosse possibile fare altrimenti. Come se dentro di me dicessi: e io? Credo che venga da lì il mio bisogno di storie di donne. Alcuni anni fa il bisogno è diventato una necessità di cercare nelle storie delle altre la mia. Così è iniziata la mia avventura che mi ha portato a raccogliere i ricordi delle femministe anconetane negli anni Settanta. Donne assai diverse per questioni anagrafiche e storiche, da quelle di cui mia nonna si burlava nei suoi racconti, quelle impaurite e beghine delle Marche dei primi del '900. Giovani donne, che rifiutarono, spesso con aggressività e livore, il modello materno, che per la prima volta cercarono un modo femminile di fare politica, che contestarono i partiti e i sindacati. Donne che, seppur in un piccolo universo, riuscirono a dare un contributo importante a quel flusso di rinnovamento che attraversava l’Italia in quegli anni. Mentre ascoltavo i loro racconti e cercavo i documenti in archivio mi sono accorta che il mio sguardo continuava a essere rivolto a quella domanda che avrei voluto fare a mia nonna: dove è finita quella forza e quella passione che le aveva rese così diverse, così creative e vitali? Raccontando la storia di questa piccola realtà italiana, ho attraversato il vissuto di donne comuni, per cercare un senso, un nesso tra passato e presente, che mi aiutasse a capire come vivono le donne oggi. Quale dinamica profonda le spinge continuamente avanti e indietro in un flusso di modelli femminili che si sovrappongono e si sostituiscono uno all’altro, lasciando ogni volta sul fondo un humus di saperi e conoscenze che, spesso senza una volontà consapevole, si trasmette da donna a donna, così come è accaduto a me con i racconti di mia nonna. È come se il mio lavoro di storica fosse fatto con la rete a strascico, quello che mi interessa non è catturare i banchi di pesce veloce che si impigliano nella rete a metà acqua, ma quelli che stanno sul fondo, che scivolano tra la sabbia per chilometri e chilometri, quelli che sono sfuggiti a tante reti e che continuano a vivere sul fondo. Carla Marcellini lavora all’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche. Si occupa di temi legati alla memoria della guerra e della Resistenza, alle questioni di genere e alla didattica della storia. Fa parte del direttivo del Landis (Laboratorio Nazionale di Didattica della Storia) e della Commissione Formazione dell’Insmli (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia). Collabora con la rivista «Storia e Problemi contemporanei». Ha pubblicato: Guerrieri in erba. La scuola fascista in provincia di Ancona, Affinità elettive, Ancona, 2006; Walkiria, la Resistenza nelle Marche in «Memoria/Memorie. Materiali di storia», n. 1, 2006, Centro Studi Ettore Luccini; “Tornerà l’imperatore”. Memoria, identità e scritture femminili dell’esodo, in Nazareno Re (a cura di), La frontiera orientale. Conflitti relazioni memorie, Ancona, Il lavoro editoriale, 2007, il contributo è stato pubblicato anche su «Patria indipendente», gennaio 2008; 1968: VIII congresso Udi, in P. Gabbanelli, N. Lucantoni, E. Mobili (a cura di), Ancona (e dintorni) nel biennio 1968-69. Dall’Archivio storico dell’Istituto Gramsci (e non solo), Affinità elettive, Ancona 2009; Come il mercurio. Storie di femminismo, Sensibili alle foglie, Roma, 2010; Le memorie fasciste, in M. Papini (a cura di), Le Marche nel primo dopoguerra, Assemblea legislativa delle Marche, Ancona, 2010. |


