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cerimonia del tè economia domestica
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Oggigiorno tutti parlano e scrivono di cucina, di cibi eccellenti, di mangiar bene, di attraversare l’Italia per sperimentare un ristorante carissimo e scomodo, di mangiare al buio, di mangiare naturale, chimico, vicino, lontano…

In realtà si tratta semplicemente di imparare a mangiare veramente, di scoprire ed essere consapevoli di com’è fatto un cibo vero, di che differenza c’è tra un prodotto genuino e uno industriale, insomma sapere come deve essere consumata una verdura, un pesce, una carne, un frutto, conoscenze banali ma che abbiamo perduto, fra i reparti asettici dei supermercati.

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la cerimonia del tè

di alessandra mulas

Il tè è un’arte. Sceglierlo, riconoscerlo, prepararlo, berlo, gustarlo è un’arte. E come qualsiasi arte va coltivata e affinata con dedizione e pazienza.

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visioni fare cultura di alessandra panzini
fare cultura di alessandra panzini

Un metodo al femminile per lavorare sul territorio attraverso al cultura

Territorio. Una parolina magica che troviamo ovunque.

A parlare di territorio oggi siamo in tanti: politici e amministratori, architetti e designer, imprenditori, cuochi, enologi, agronomi, medici, naturopati, artisti... Si direbbe che nessuna categoria professionale o maestranza riesca a fare a meno di questo riferimento, seppur utilizzando schemi, metodiche di analisi e studio, riferimenti diversi.

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rosa la rossa di sonia antinori I puntata

COS'È UN TESTO TEATRALE? COME SI SCRIVE? CHE LINGUAGGIO USA?

RIUSCIAMO AD ASCOLTARE, A SEGUIRE, A ENTRARE IN QUESTO IMMAGINARIO?

... COME IN UNA RADIO, COME SU UN VECCHIO GIORNALE

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A PUNTATE IL BELLISSIMO TESTO DI SONIA ANTINORI

ROSA LA ROSSA

di Sonia Antinori

1a PUNTATA


E disincantato, guardo il giorno grigio.

Che ne è stato di quel novembre?

Che ne è stato di quel popolo,

che dal fondo dell'oppressione,

era spinto alla cima della speranza?

Silenzio. Passato. Niente è stato.

Teatro. Solo un bel teatrino.

(da La morte di Danton

di Kurt Tucholsky)

rosa_rossa003A Lidia

Personaggi

Rosa Luxemburg, alias Jozef Chmura, R. Kruszynska, Anna Matschke, Felicita Budilowitsch, Junius, Gracchus, Mortimer, Spartacus, ecc.

Eliasch, il padre

Lina, la madre

Aleksander, un fratello

Maksimilian, secondo fratello

Anna, la sorella

Antoni, il portinaio di Varsavia

Il compagno del circolo

Martin Kasprzak, agitatore polacco, alias Teofil

Carl Lübeck, giornalista socialdemocratico tedesco

Leon Jogisches, alias Grozowski, Ignatev, Krysztalowicz, Jan Tyszka, Otto Engelmann ecc. detto Leo, Dziodzio

Signora Axel'rod

Vera Sassulitsch, terrorista russa

Karl Kautsky, socialdemocratico tedesco

Luise Kautsky, sua moglie

Una passeggera del treno per Berlino

Un minatore

Sua moglie

Clara Zetkin, amica e compagna di partito

Uno strillone

Un contadino russo

Gertrud, la governante

Il tipografo

Il Capitano del Padiglione X di Varsavia

Lenin

Zinov'ev, un compagno russo

Kostantin Zetkin, detto Kostja, figlio di Clara e amante di Rosa

I allievo della Scuola di partito

II allievo della Scuola di partito

L'usciere del tribunale

Sua moglie

Un soldato della I guerra mondiale

Hans Diefenbach, medico e amico intimo di Rosa

La carceriera

L'oste

L'ostessa

Mathilde Jacob, segretaria e amica di Rosa

Una guardia

Una madre tedesca

Poliziotto

Sonja Liebknecht, moglie di Karl

Una guardia carceraria

Una carcerata

Il generale Groener

Ebert, leader socialdemocratico

Un uomo berlinese

Sua moglie

Alexander Moissi, attore del Deutsches Theater di Max Reinhardt

Scheidemann, leader socialdemocratico

Compagno del ristorante del Reichstag

Il tenente Runge

Un ospite dell'Hotel Eden

Käthe Kollwitz

Un impiegato della morgue

Compagni, compagne, un passante, ospiti dell'albergo, ecc.

 

Note

 

Tempo

Scrive Furio Jesi in Spartakus. Simbologia della rivolta: «La parola rivoluzione designa correttamente tutto il complesso di azioni a lunga e breve scadenza che sono compiute da chi è cosciente di voler mutare nel tempo storico una situazione politica, sociale, economica ed elabora i propri piani tattici e strategici considerando costantemente nel tempo storico i rapporti di causa e di effetto, nella più lunga prospettiva possibile. [...] Ogni rivolta si può invece descrivere come una sospensione del tempo storico. La maggior parte di coloro che partecipano a una rivolta scelgono di impegnare la propria individualità in un'azione di cui non sanno né possono prevedere le conseguenze. Il concetto di rivoluzione permanente "rivela" che "la volontà di potere" può "in ogni momento sospendere il tempo storico per trovare collettivo rifugio nello spazio e nel tempo simbolici della rivolta».

La logica del tempo storico è, in questo lavoro, contrappuntata dalle notturne interferenze di verità extratemporali. All'interno delle cinque parentesi strutturali di prologo, epilogo e intervalli, dove vige il principio dell'accumulazione proprio del sogno e della visione, sono collocati gli snodi epocali, veri e propri turning points nella biografia della Luxemburg. La modificazione della qualità del tempo informa anche la scrittura dell'ultimo atto: il tempo insolito della rivolta è stato espresso in una consecuzione di scene a volte brevissime, che tendono a sottolineare l'accelerazione degli eventi e l'irrevocabilità delle azioni.

Costumi

La Luxemburg scrisse: «Il più bel vestito per la più bella donna è quello che non si nota affatto». Questo in merito al suo personale gusto, sobrio, ma al tempo stesso come attestano le fonti, elegante. Altra considerazione fondamentale è che nei mesi dell'incarcerazione preventiva Rosa, a differenza delle altre prigioniere, continuava a indossare i suoi abiti, in virtù dei privilegi che il suo stato di carcerata le concedeva.

Personaggi

È possibile ridurre il cast a sette attori, di cui sei possono essere impiegati nei seguenti ruoli multipli:

- Leo Jogisches, Konstantin Zetkin, Hans Diefenbach, Paul Levi;

- Eliasch, Kasprzak, Karl Kautsky, Lenin, Il generale Groener;

- Aleksander, compagno, contadino, minatore, tipografo, Zinov'ev, II allievo, usciere, soldato, oste, Scheidemann;

- Antoni, Carl Lübeck, capitano, guardia, poliziotto, Ebert, tenente Runge, impiegato della morgue;

- Lina, signora Axel'rod, passeggera, Luise, Mathilde, carcerata;

- Anna, Vera Sassulitsch, moglie del minatore, Clara, Gertrud, moglie dell'usciere, carceriera, ostessa, Sonja Liebknecht, moglie dell'uomo berlinese, Käthe Kollwitz.

Altre e migliori combinazioni sono possibili.

 

PROLOGOrosa_ross_b_imba

Buio. Nebbia. Il ritmico tonfo di una bambinetta che salta rumorosamente sul selciato. Rintocco di campane: le nove della sera; il pianto di un neonato. Il grido di un uccello. Silenzio.

 

ELIASCH (piano) Accendi il lume.

ANNA È così buio.

LINA Dove sono i fiammiferi?

ELIASCH Finiti: prendi la pietra focaia.

LINA Non riesco a trovare neanche un pezzetto di carta.

ELIASCH Possibile?

ALEKSANDER Il brandello di un giornale.

LINA Il papà li ha dovuti bruciare tutti.

ALEKSANDER Strappiamo la pagina di un libro.

LINA Aleksander!

ALEKSANDER Ma così dovremo rimanere tutti al buio.

ELIASCH Mettiamoci a letto.

ANNA Io ho fame.

JOSEF Senza fuoco niente cena.

ANNA Oh no!

LINA Se ti metti al calduccio sotto le coperte ti passa tutto.

ANNA Non ci credo.

LINA Vedrai.

ROSA Aspettate: ho un'idea. (si allontana per un istante. Tutti l'aspettano in silenzio. Si riavvicina stropicciando tra le mani un pezzetto di carta)

ALEKSANDER (tenta di prendergliela di mano) Fammi vedere.

ANNA Figurati! Non si vede niente.

JOSEF Dove l'hai trovato?

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ROSA In cucina.

ELIASCH Brava la mia piccolina.

ROSA Passatemi la pietra focaia.

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ALEKSANDER S'è acceso?

ROSA No. Ecco. Ora sì. (una fiammata violacea. Rosa accende la lampada a olio. La poca luce illumina solo il suo viso, quello del padre e della madre)

LINA Ma...

ROSA Sì.

LINA ...era una banconota!

ROSA (minimizzando) Due copechi.

LINA L'ultima banconota!

JOSEF E la luce fu!

LINA Ma Eliasch...

ELIASCH Ora, mamma, puoi farci qualcosa da mangiare.

Rosa passa alla madre il lume. La luce si allontana con il rumore di passi della donna. Scroscio d'acqua dall'altra stanza: alcune patate vengono gettate in una bacinella. Silenzio. Rintocco di campane: le dieci. Un neonato piange dalla casa di fronte. Una porta si apre. Una voce di donna manda un sospiro d'impazienza. Il neonato continua a piangere. Tre colpi sordi. Il pianto del neonato è coperto dal crescente fruscio di un'ala meccanica. Un'immensa elica percuote il cielo. Vento. Il fragore di un corpo che precipita nell'acqua. Silenzio. Ora il neonato ha smesso di piangere.

 

I ATTO

Aria

 

I QUADRO

Varsavia 1881 Inverno. Nel quartiere ebraico, il portierato del palazzo dove vive la famiglia Luxemburg. Antoni, il portiere di notte è seduto sulla panca rivestita di vecchie coperte in guardiola, di spalle all'ingresso. Indossa il suo vecchio pellicciotto d'agnello. Alla luce di una lampada a olio legge a voce alta.rosa_rossa00

ANTONI (sillabando lentamente le parole, come in una litania di cui è quasi impossibile comprendere il senso) «... immaginate l'orribile stato del corpo di questa povera donna immerso nelle acque della Vistola per così gran tempo delitto passionale suicidio la polizia indaga sulle circostanze dell'accadimento nonché sull'identità della sconosciuta il responsabile del ritrovamento presso la roggia di...»

ROSA (che è entrata ed è rimasta per un attimo in piedi sulla soglia ad ascoltare l'amico) Antoni, ancora?

ANTONI Che c'è? Rosalia! Buona sera!

ROSA Buona serata a te. Ancora la cronaca poliziesca?

ANTONI Accadono cose terribili, bambina mia.

ROSA Ti piacciono così tanto, le cose terribili?

ANTONI È che per stare al mondo bisogna conoscere. Ecco. (una pausa) È per stare in esercizio.

ROSA

 

 

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(annuisce) Sei diventato molto veloce. Quasi più di me.

ANTONI Bambina, tu hai undici anni e hai imparato da piccola. Io invece sono vecchio e ho imparato ora. Non potrò mai raggiungerti.

ROSA E il mio libro?

ANTONI I libri sono molto lunghi. Io non so se vivrei abbastanza da finirlo.

ROSA (in tono di rimprovero) Antoni!

ANTONI (rettificando) I libri non sono buoni. Sono stupidi. Lavaggio di cervello. (tira fuori dalla tasca un volumetto rilegato e lo porge a Rosa) Grazie.

ROSA Non l'hai letto.

ANTONI (con un grande sbadiglio) Sì.

ROSA Allora raccontamelo.

ANTONI Parla degli uomini della preistoria, dei selvaggi. (un momento di silenzio. Rosa lo guarda con insistenza) Del demonio e delle malattie.

ROSA Non l'hai letto. Te l'ho prestato appena due giorni fa. (in tono di rimprovero) Me l'avevi chiesto tu.

ANTONI (leggendo con il solito tono dalla copertina del libro) "John Lubbock: Agli albori della civiltà." L'ho cominciato. Non vale niente.

ROSA A me interessa sapere della gente del Kurdistan, della Florida, di Tahiti e delle Isole Tonga. Sono mondi differenti. Mi apre la testa.

ANTONI A me no. A me piace la carta stampata. Riconoscere le lettere. E sono diventato molto veloce. (riprende la lettura in tono dimostrativo)

ROSA Antoni?

ANTONI Sì?

ROSA Vuoi provare con un romanzo d'avventura?

ANTONI Non so...

ROSA Piccolo.

ANTONI E scritto grande.

ROSA Ti cercherò qualcosa. Domani te lo porto. Buonanotte.

ANTONI Mi ci proverò. Buonanotte.

 

II QUADRO

Ottobre 1886. Sala di casa Luxemburg a Varsavia: la stanza di ricevimento di una famiglia mediamente agiata. Rosa e suo fratello Josef hanno finito di prendere tè e dolce, come è visibile dai resti di una merenda allestita sul tavolinetto.


ROSA (appoggiando la tazza sul piattino di porcellana. Cita Marx) «... un'associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti».

JOSEF (pensieroso) Ho capito. (pausa) Dovresti fare la maestra.

ROSA L'unica cosa certa è che non finirò impiegata come governante presso una casa ricca.

JOSEF (in tono di conferma) Dovresti continuare con l'università ambulante. Conosco almeno tre o quattro ragazze che vorrebbero seguire i corsi. Tu parli già tre lingue. Migliorando il francese potrai insegnare. Possiamo raccogliere i danari.

ROSA Per cosa? Per dover smettere la prima volta che non riusciamo a racimolare la somma per pagare il professore? E uscendone poi senza uno straccio di certificato?! No. Sofia è andata a Zurigo. Lì, all'università accettano anche le donne. Io andrò lì.

JOSEF (incredula) All'università? (rosa fa un cenno di assenso) A studiare politica?

ROSA No. Astronomia. O geologia. Qualcosa che faccia pensare al tempo in termini di milioni di anni e all'uomo come a un animale di passaggio.

JOSEF In Svizzera si nascondono molti perseguitati russi, vero?

ROSA No. Non si nascondono. Vivono. Alla luce del giorno. Come chiunque altro. Sono liberi di esprimersi, di riunirsi. Ciascuno può usare la sua lingua. I libri non sono di contrabbando. Si può scrivere, leggere, parlare.rosa_rossportineria

JOSEF Io morirei lontano dalla mia patria.

ROSA Perché questa è la tua patria? Io non ce l'ho una patria. Non me l'hanno data. E non possono togliermela. La mia casa è ovunque.

JOSEF Ma il nostro era un paese libero. (in tono saccente). E lo zarismo fonda la sua forza sul possesso della Polonia.

ROSA Errore. Lo zarismo fonda la sua forza sulle condizioni sociali della Russia.

JOSEF Lo stesso Marx ha parlato della questione nazionale polacca.

ROSA (con impazienza) Josef, è stato trent'anni fa! Per eccitare la classe lavoratrice a interessarsi delle questioni politiche. Le condizioni erano completamente differenti. L'industrializzazione ha creato una classe che prima non esisteva: è quella classe che unita potrà condurre alla liberazione dallo zarismo. Tutto il resto è utopia. Che cosa può intraprendere il proletariato in presenza dei tre governi, che hanno occupato la Polonia? (elencando) La borghesia della Polonia russa, i grandi proprietari terrieri della Polonia austriaca, e l'aristocrazia fondiaria della Polonia prussiana: tutti a leccare i gradini del trono di Pietroburgo! Cosa possono fare da soli i proletari polacchi in queste condizioni? (in tono assertivo). Polacchi e russi insieme sotto la bandiera del socialismo. Et voilà!

Entra Lina, la madre di Rosa e Josef. È accaldata per il cammino.

LINA Che meraviglia questa casa a quest'ora! I vicini non ci sono e non dobbiamo patire il loro baccano terribile. I miei figli ciacolano e prendono il tè. Sono stata con vostro padre alla segheria. Quello è davvero un posto infernale. Non so come ci si possa resistere. A me viene subito un mal di testa... Dovrò riposare un attimo prima di mettermi a leggere. Posso servirvi ancora un po' di tè?

ROSA Non ti preoccupare mamma. Già fatto.rosa_rossa0

LINA Allora vi lascio ai vostri discorsi. (andandosene si accorge degli stivali di Rosa, completamente ricoperti di fango) Rosalia!

ROSA (percepisce lo sguardo della madre, si ricorda di non aver pulito le scarpe. Tenta di dissimulare) Che c'è?

LINA Le tue scarpe.

ROSA Che cos'hanno?

LINA Sono piene di fango.

ROSA Ti ho sporcato il tappeto?

LINA Non sto parlando del tappeto.

ROSA Avrò pestato una pozzanghera.

LINA Ci sei tornata.

JOSEF (cercando di aiutare la sorella, in tono dubitativo) Ieri c'è stato un acquazzone.

LINA (a Josef, in tono imperioso) Tu vai in camera tua! (il figlio obbedisce. A Rosa) Sei tornata in via Smozca.

ROSA Ieri è piovuto. (Rosa alza lo sguardo sulla madre, che continua a fissarla) Sì, ci sono tornata.

LINA Rosa...

ROSA Sono stata attenta.

LINA Quando?

ROSA Ieri sera.

LINA A buio!

ROSA Ieri non c'era nebbia. Non mi hanno seguito.

LINA Figlia mia, non hanno rispetto per nessuno. Maria Botwszewicz aveva vent'anni.

ROSA Maria Botwszewicz, mamma, era alla guida del I Proletariat.

LINA E infatti l'hanno deportata in Siberia.

ROSA Maria Botwszewicz è morta di stenti durante la marcia. Perché? Per chi?

LINA Perché il mondo è pieno di odio, Rosa. Dobbiamo amare quelli che sono degni di questo sentimento. E dimenticare gli indegni.

ROSA Io voglio una società in cui sia concesso amare tutti. In cui gli uomini riuniti possano decidere liberamente del loro destino.

LINA Non ora, non qui. Chissà, forse un giorno. Un giorno sono certa che avverrà.

ROSA Quando si chiede qualcosa bisogna anche fare qualcosa per cambiare la nostra richiesta in realtà.

LINA (scuote la testa uscendo dalla stanza) Sei troppo idealista. La vita ti deluderà.

ROSA (alla madre, nell'altra stanza) Solo i disperati possono risparmiarsi le delusioni. (tra sé) Chissà che in nome del mio ideale d'amore un giorno io non finisca per odiare!

 

III QUADRO

Gennaio 1887. Una catapecchia nei sobborghi di Varsavia. Luce di candela. Per il gran freddo gli astanti sono coperti da plaid in lana.

 

KASPRZAK Lo sa il demonio perché lei non si decide a entrare nel partito. Ci sono tanti begli elementi con voi, quel biondo ad esempio. Quello potrebbe esserci utile. Voi portate via la gente invece di mandarcela. Che idiozia!

COMPAGNO È che noi...

Dall'esterno rumore di passi che si avvicinano salendo una scaletta di legno.

KASPRZAK (sussurrando) Shh! Sta arrivando qualcuno.

Kasprzak soffia sulla fiamma. La stanza resta al buio.

ROSA (dall'esterno, bussando discretamente alla porta) Sono io. Rosa.

COMPAGNO (ancora sussurrando) È una compagna giovane di via Slota.

KASPRZAK (c.s.) Bene.

La porta si apre.

UNA VOCE Entra. Sei sola?

ROSA Sì.

La porta viene richiusa dietro le sue spalle.

COMPAGNO Aspettiamo ancora qualcuno?

UNA VOCE È l'ultima.

COMPAGNO Allora possiamo cominciare.

UNA VOCE Facciamo luce?

KASPRZAK No. Non la conosco.

UNA VOCE È sicura.

KASPRZAK Benvenuta compagna Rosa. Sono desolato di doverle chiedere di restare al buio. Non è necessario che lei venga a conoscenza della mia fisionomia e d'altra parte sarà ben contenta che io non sia in grado di distinguere la sua.

COMPAGNO Teofil, garantisco io per lei.

KASPRZAK Terremo una luce a terra. Nessuno si azzardi ad alzarla. (il compagno prende la bugia, la mette a terra, accende. L'unica cosa visibile sono le scarpe degli astanti, evidentemente ricoperte di fango). Il II Proletariat, il nostro nuovo movimento, non è disposto a farsi macellare dalla Ochrana come è successo al vecchio. La polizia segreta è ovunque. Ed è bene che chi ci si avvicina impari a essere cauto.

ROSA Sta bene. (si siede in un canto).scarpe

Kasprzak bada bene di restare con il viso nell'ombra.

COMPAGNO (aprendo un involto, distribuisce alcuni volumi ai compagni, seduti ai lati della stanza). Compagni, il nostro Teofil ha portato in città dei materiali dalla Germania: sono articoli e libri che potete prendere, studiare e fare circolare tra voi. Naturalmente si tratta di testi in lingua tedesca. Chi di voi non intende questa lingua potrà ascoltare le relazioni dei compagni.

ROSA (prendendo uno dei libri) Io so il tedesco e posso incaricarmi di tenere un resoconto.

COMPAGNO Grazie compagna.

KASPRZAK (in tono appassionato) È un bene approfondire il pensiero studiando i presupposti del marxismo. Ma a volte si legge troppo e male e ci si riempie di nozioni, senza conoscere la realtà dei problemi. Il nostro partito è dominato dagli studenti, dagli intellettuali. Io sono un operaio. Uno dei primi compiti del II Proletariat è allargare la sua base, instaurare un contatto con gli operai.

COMPAGNO Io ho fatto il ginnasio. L'ultimo anno ho pensato: mi mancano tre mesi per finire. Quando esco da qui non vado all'università. Vado in fabbrica. Bisogna cambiare le cose con l'aiuto degli operai, ma per riuscirci dobbiamo conoscere le loro condizioni di lavoro.

KASPRZAK Un operaio tessile lavora dalle dodici alle tredici ore al giorno. I locali delle fabbriche sono umidi e malsani. Il suolo sterrato. La luce bassa. L'aria avvelenata dai vapori delle macchine e dal sudore della gente. Le stanze senza finestre.

COMPAGNO Io facevo il tintore. Una piccola fabbrica tessile, Fischer & Co. Qui a Varsavia, in periferia. Il lavoro cominciava alle sei di mattina e terminava alle sette di sera. A pranzo c'era una mezz'ora di pausa per consumare una fetta di pane e burro e la metà di una salsiccia lunga quanto una scatola di fiammiferi. L'unico pasto caldo della giornata era alla sera: in cui all'avanzo di salsiccia del giorno si accompagnava un piatto di patate in acqua. (silenzio). Davanti alla mia casa viveva una famiglia di operai che lavorava in una fabbrica di concimi. Sei persone. La madre selezionava ossa, il padre era addetto alla macerazione. Eppure capitava che alla sera non avessero nulla da mangiare: erano troppi. Allora il maggiore correva dal fornaio con la moneta che bastava per comprare un chilo di pane duro da scaldare nel pancotto e, per non vergognarsi, gli raccontava che era stato il mendico dell'angolo a spedirlo.

KASPRZAK Nell'industria della confezione poi le cose sono ancora...

ROSA (interrompendo) Chiedo la parola.

COMPAGNO Sta parlando il compagno Teofil.

ROSA Ma io devo dire una cosa.

COMPAGNO Più tardi.

ROSA Devo dirla ora.

KASPRZAK Parla.

ROSA (che ha in mano il libro) Voi dicevate della missione del II Proletariat come di un movimento operaio. Io credo che il primo compito del partito sia aiutare quel bambino a capire perché è costretto a fare quello che fa. I suoi genitori sono troppo compresi dell'ordine divino per concepire la possibilità di rovesciare lo stato delle cose: da quando sono venuti al mondo hanno imparato che esistono servi e padroni e che i servi rimangono servi e i padroni padroni e che la loro vita dovrà trascorrere in miseria e angoscia perché essi possano poi nell'aldilà finalmente riscuotere il premio che si sono conquistati. (infervorandosi) Ma quel bambino un giorno sarà un uomo e quell'uomo condividerà il destino di altre centinaia, migliaia di uomini (Kasprzak si avvicina alla bugia e la solleva da terra, portandola davanti al viso della ragazza) e quegli uomini, loro e non altri, dovranno un giorno riuscire a cambiare le cose. E lo faranno anche grazie a questo, anche grazie ai pensieri di questo signor (legge l'autore del libro: è evidente che le è sconosciuto) Wilhelm Liebknecht. Questo credo. Anzi ne sono sicura.

Una pausa. Rosa guarda Kasprzak dritto negli occhi.

KASPRZAK Volevo vederti in faccia, compagna.

ROSA Grazie, signore.

KASPRZAK Sono io che ringrazio te.

 

IV QUADRO

Settembre 1889. Sul lago di Zurigo. Una giornata di vento. Rosa spinge la carrozzella di Carl Lübeck, un uomo di circa quarantacinque anni, quasi cieco.

 

ROSA Soprattutto le nuvole! Che inestinguibile fonte di piacere per gli esseri umani.

CARL C'è una panchina, vero?

ROSA Sì, è qui a destra.

CARL Fermiamoci.

ROSA Ha freddo?

CARL No. È così tiepida l'aria. Deve essere magnifico il cielo oggi.

ROSA (sistema la carrozzella a fianco alla panchina, in direzione del lago, prende con delicatezza la mano destra di Carl e la solleva in aria, puntando l'indice come per fargli intendere senza errore il ritaglio di cielo di cui vuole parlargli) In quel punto nel fondo argentato del cielo si sta accumulando un'immensa nuvola color ghiaccio e il soffio del vento che la spinge – lo sente?! – è tanto vigoroso che possiamo seguire con lo sguardo (muove lentamente il braccio dell'amico a seguire il moto della nube che gli sta indicando) il suo rapido e maestoso movimento. La vede, Carl? L'ha vista?

CARL La vedo Rosa. (immaginando) È un veliero cumuliforme che solca la tavola del cielo.

ROSA (orgogliosa) L'ha visto. Lo sapevo. (lo bacia affettuosamente sulla guancia. Gli si siede affianco, sulla panchina)

CARL Ricordo tutto. E quando mi parli riesco ancora a vederlo.

ROSA (prendendogli una mano) Ricorda la sorpresa quando, dopo la desolante pianura tra Berna e Losanna e dopo l'ultimo interminabile tunnel, all'improvviso, si sbuca di colpo sullo specchio azzurro del lago? Mio Dio come sono belli il mondo e la vita! Mi viene in mente Mörike, si ricorda Carl, si ricorda? (scatta in piedi)

O fiume, mio fiume del raggio mattutino!

Accogli dunque, accogli

il corpo ansioso infine

e bacia seno e guancia!

Il cielo azzurro e puro come un fanciullo,

là dove le onde cantano

il cielo è la tua anima,

oh lasciami penetrare in lui!

Io mi tuffo con spirito e sensi

In mezzo allo sprofondato azzurro

fiume

E non posso esaurirlo!...

Cos'è tanto profondo, profondo come lui?

Solo, solo l'amore

Che non è sazio e mai non sazia

Con la sua mutevole sembianza...

Carl cerca la mano di Rosa e la porta alle labbra, con infinito rispetto.

CARL Da quando lei abita in casa nostra, la mia vita è cambiata.

Rosa cerca nella sacca un blocco di fogli e una penna.

ROSA La vita di Olympia è cambiata. Può finalmente dedicarsi alle sue cose senza doverle fare da segretaria a tempo pieno.

CARL Le rubo troppo tempo.

ROSA Dal prossimo anno accademico le toglierò qualche privilegio.

CARL Deve pensare al suo studio.

ROSA Quest'anno mi è servito per guardarmi attorno. E i suoi articoli mi hanno insegnato tante cose. In fondo sono arrivata qui a Zurigo come una povera russa fanatica e sprovveduta e lei si è adoperato per fare di me una coltivata... dattilografa.

CARL (in tono di cordiale protesta) Ma se ha persino scritto qualche articolo al posto mio...

ROSA (interrompendolo) Senza la vostra ospitalità non avrei saputo dove cominciare.

CARL Non parliamone neanche.

ROSA Lavoriamo dunque.

CARL Lavoriamo. (in tono concreto) L'articolo deve essere spedito a Berlino entro domattina alle dieci.

ROSA Lo copierò stasera a casa e domattina alle otto lo consegnerò al corriere.

CARL Corretto. Dunque, ora la lettera d'accompagnamento (dettando): "Stimatissimi responsabili di redazione. Punto esclamativo. A capo. In allegato vi invio un articolo sugli avanzamenti del movimento operaio nelle regioni germaniche a maggiore sviluppo industriale..."

Rosa abbassa la testa e scrive.

 

V QUADRO

1890. La mensa della signora Axel'rod.

 

SIGNORA (dietro il banco, versa deldal samovar e lo porge a Leo) Ecco il suo tè, signor Grozowski.

LEO (prendendo la tazza fumante) Grazie. (nel voltarsi incrocia per un istante gli occhi di Rosa, in attesa del suo turno, dietro di lui. Ambedue sostengono lo sguardo appena per un attimo, ma evitano di sorridere o salutarsi. Leo va a sedersi a un tavolino laterale. Appena seduto appoggia la tazza e accende una sigaretta)

ROSA (scivolando avanti, allegramente) Signora Axel'rod!

SIGNORA Signorina Luxemburg, qual buon vento?

ROSA Verità o menzogna?

SIGNORA Menzogna!

ROSA Il piacere di scambiare due parole in russo, una volta alla settimana.

SIGNORA Verità?

ROSA Il suo kefir. Mi fa sentire a casa.

SIGNORA (porgendole una scodella di kefir) Prenda una sedia e stia qui con me. Avrà tutto in una sola volta. (Rosa avvicina una sedia al banco e si siede) Sembra che oggi siate in pochi a soffrire di nostalgia. Non s'è visto nessuno per tutta la mattina. Solo ora, il signor Grozowski. (Rosa lancia un'occhiata discreta in direzione di Leo)

ROSA Deve abitare non lontano da casa mia.

SIGNORA Quello non sa neanche lui dove vive.

ROSA (incuriosita) Come ha detto che si chiama?

SIGNORA Grozowski. O Ignatev. Può chiamarlo come le pare: sono tutti nomi di fantasia.

ROSA (con sempre maggiore curiosità) È qui da molto tempo?

SIGNORA Chi lo sa?! Pare che abbia passato la frontiera nascosto in un carro d'argilla. (in tono favolistico) Respirando da una cannuccia. Non è il tipo che dà confidenza.

ROSA Lo credo bene.

SIGNORA Berrò anch'io un tè. Lei?

ROSA (assentisce) La prego. Suo marito?

SIGNORA (in tono misterioso) Non è in città. Per almeno una settimana.

ROSA (Con discrezione) Capisco.

SIGNORA (a voce bassa, allude nuovamente a Leo) Si ricorda l'attentato contro lo zar Alessandro III? Il gruppo di Vilnius ha collaborato. (pausa. Rosa la guarda senza capire) Lui era con loro.

ROSA (a voce bassa, sorpresa) Lui?

SIGNORA È stato arrestato e imprigionato più di una volta. Poi ha ricevuto la chiamata di leva e per non finire in Turkestan è finito in Svizzera. Come tutti noi.

ROSA Ma avrà la mia età!

SIGNORA Appunto lo hanno chiamato alle armi. Attenta: si sta alzando.

ROSA (in tono gentile) Il suo tè è sempre ottimo.

SIGNORA Anche cambiando un sacchettino ogni tanto, come sono costretta a fare?

LEO (che si è avvicinato con la tazza vuota) Il tè è una delle cose indispensabili della vita. Posso averne ancora una tazza?

ROSA Quando manca il pane, il tè diventa davvero indispensabile.

SIGNORA (servendo il tè) Signorina Luxemburg, posso presentarle il signor Grozowski. Signor Grozowki: la signorina Rosa Luxemburg, da Varsavia.

LEO (con gran cavalleria) Leon: onorato. (Rosa gli rivolge un sorriso) Le piace Zurigo?

ROSA Adoro il fruscio dei pioppi.

LEO Prego?

ROSA Come Turgeniew. (Leo le indirizza uno sguardo interrogativo) Lui racconta che la prima volta che ha goduto con consapevolezza del fruscio dei pioppi è stato presso Berlino.

SIGNORA Ma la Russia è piena di pioppi.

ROSA Certo. I pioppi frusciano in Russia non meno che in Germania. L'immenso regno di Russia nasconde una tale varietà di bellezze naturali, che un animo aperto e sensibile ha continue occasioni per consegnarsi interamente alle gioie della natura. Ma in patria Turgeniew era quotidianamente testimone dello stridore dei rapporti sociali e il continuo opprimente senso di responsabilità aveva impedito che il suo sentimento per le armonie naturali potesse dispiegarsi. Un stato d'animo talmente buio che è impossibile liberarsene anche solo per un attimo. Solo all'estero, dopo essersi lasciato alle spalle le mille immagini dolorose del suo paese, il suo animo poté concedersi tutt'intero alla dolcezza della vita. Capisce?

LEO (che ha ascoltato con crescente attenzione, sorseggiando il suo tè) Perfettamente.

SIGNORA Lei è studentessa di letteratura?

ROSA (scuotendo la testa) Filosofia. (ooi di nuovo a Leon) Ma mi interesso di astronomia. E forse passerò a economia. E lei?

LEO Seguo un corso di scienze naturali. Ma mi interesso di politica. (con un sorriso, subito ricambiato da Rosa.) E forse passerò a economia.

ROSA E da dove viene?

SIGNORA (in tono di velato rimprovero) Signorina Luxemburg, il signor Grozowski non avrà tempo per trattenersi in nostra compagnia.

LEO (ignorandola) Lituania. Vilnius. (solo dopo, alla signora Axel'rod) Non si preoccupi.

ROSA Perché in Svizzera?

LEO Per ascoltare i pioppi. E lei? Per la liberalità delle istituzioni accademiche?

ROSA (scuote la testa) Per entrare in contatto con gli esuli del movimento.

LEO E va in giro a dirlo ai quattro venti?

ROSA Lo sto dicendo a lei. (solo dopo, rivolta alla signora Axel'rod) La signora Axel'rod è un'amica. (una pausa) È vero che ha passato la frontiera su un carro di argilla?

LEO Chi gliel'ha detto?

La signora Axel'rod in grande imbarazzo, ostenta un atteggiamento disinvolto. Durante il seguente dialogo riprende le sue faccende, allontanandosi con estrema discrezione.

ROSA Si dice il peccato. Non il peccatore.

LEO Molto cattolico.

ROSA Sono ebrea.

LEO Anch'io.

ROSA Non osservante.

LEO Anch'io.

ROSA A proposito, anch'io ho passato la frontiera nascosta in un carro.

LEO È vero?

ROSA È come le barzellette ebree: se ci crede, allora è vero.

LEO Quindi se ci credi è divertente.

ROSA Esattamente.

Qualcuno bussa alla porta del retrobottega.

SIGNORA (asciugandosi le mani, a voce alta) Un attimo! Arrivo. (Rivolgendosi e Rosa e Leo) Dee essere il garzone con le scorte. Se arriva qualcuno, per favore, dite che torno tra un momento. (Esce trafelata)

ROSA Il mio era un carretto da signorina, però. Confortevole. Di paglia.

LEO E da cosa scappava?

ROSA (cercando le parole) Da un certo senso di impotenza.

LEO Il suo tè si è freddato.

ROSA (fa spallucce) Segue anche il corso del lunedì su Darwin?

LEO No.

ROSA Ha presente? (solleva un pugno, lo nasconde dietro la testa. Poi, veloce) Uno. Due. Tre. (tira la mano come per figurare la "pietra" nel gioco della morra cinese)

LEO (imitandola) Uno. Due. Tre. (tira una "carta" e le avvolge il pugno, con il palmo)

ROSA (ride, sottraendo la mano) Così è un po' troppo facile. Insieme. (nasconde il pugno. Lui con lei) Uno. Due. Tre. (questa volta è lei, tirando "forbice" che vince lui, che butta ancora "carta") Visto?! La lotta si fa più dura. (continuano a giocare per qualche momento. Ridono. Si provocano)

LEO (annuisce) La selezione naturale.

ROSA (continuando a giocare) Il lunedì pomeriggio alle tre.

LEO Nella sede centrale?

Rosa conferma con un cenno della testa.

SIGNORA (affacciandosi) Signor Grozowski, la prego, mi aiuterebbe a sollevare il bidone del latte? Il ragazzo me l'ha lasciato in mezzo. Pavel non c'è mai quando ho bisogno di lui.

LEO (con un gran slancio) Eccomi.

ROSA (a voce alta) Signora Axel'rod, sto scappando. Grazie di tutto. Saluti Pavel appena rientra. (lascia sul tavolo una moneta e fa per uscire. Poi, a Leo) L'aspetto.

 
da un'idea e a cura di
Silvia Fiorentino
progetto promosso dalla
Provincia di Ancona
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Presentazione la sala bianca

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serena vallese esistere, ascoltare natura e uomo

La sala bianca ospita la raffinata silenziosa ricerca della giovane artista serena vallese

La ringraziamo e ci poniamo in ascolto.

La mia ricerca è strettamente legata all'uomo e al suo relazionarsi con la natura, al suo vivere dentro di essa. 

Le dimensioni di spazio e tempo diventano parte essenziale del lavoro, momenti fondamentali del processo di scoperta e conoscenza della natura all'interno della quale tutte le forme sono affini

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effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti in Effeshion, l'appuntamento quindicinale di metodo effe con la moda, sulle tracce dei più interessanti processi creativi contemporanei al femminile, attraverso i prodotti di un nuovo “femminismo più femminile" e ricco di saperi, perchè lo sguardo delle donne di oggi è completo e globale, non si ferma all'arte ma accoglie la vita.

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quarto appuntamento di effeshion

di Isabella Falbo

Benvenuti al quarto appuntamento di Effefashion!

Questo Effefashion creative focus è dedicato a Louisa Dvorak, fashion designer nata in Slovacchia ma americana d’adozione, creatrice di abiti che appaiono come oggetti ibridi del desiderio tra Arte e Moda.

Il dialogo Arte-Moda, sviluppato da artisti e teorizzato sin dalla nascita della moda moderna stessa, è oggi di grande attualità e continua ad essere celebrato in toni sempre più sostenuti e multisfaccettati. Paradigmatico di questo contesto il lavoro di Louisa Dvorak, che con le sue proposte e in particolar modo con il suo più recente progetto Art in the Fashion, sembra incarnare le parole dell’architetto e designer Edward William Godwin, tra le prime spese sull’argomento nella seconda metà dell’800, “l’Abito è l’arte, e la scienza del vestire”.

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ritratti effe

Comunicato stampa – 26marzo 2012

ULTIMA settimana per RITRATTI EFFE

Dal 26 marzo fino al 1 aprile alla Chiesa del Gesù di Ancona la mostra di Silvia Fiorentino.

Di fortissimo impatto l'installazione: sulla gigantesca gonna della Grande Madre che scende da 12 metri d'altezza vengono proiettati i video d'arte

Ultimi giorni per visitare la mostra Ritratti Effe, allestita ad Ancona nei suggestivi ambienti della Chiesa del Gesù. Progetto ideato da Silvia Fiorentino e realizzato dall'artista insieme con la fotografa e giornalista Francesca Pieroni, la mostra accompagna il visitatore dentro al mondo di sette donne attraverso ritratti fotografici, videointerviste, disegni e anche oggetti personali.

 

 

Dalla storia di Bridget Vincent, arrivata dalla Nigeria in Italia con false promesse, a quella di Patrizia Casagrande, che racconta il suo privato e la sua esperienza di donna pubblica, la mostra è un viaggio nello sguardo femminile sul paesaggio, inteso come territorio e come scenario interiore. Fortissimo l'impatto all'ingresso della Chiesa: lo sguardo è rapito dalla gigantesca gonna di stoffa che scende per 12 metri dalla scultura di pezza sospesa, raffigurante la Grande Madre, simbolo ancestrale del femminile. Sulla grande gonna, che diventa culla e protettrice delle storie, vengono proiettate le interviste alle protagoniste: ricordi, progetti e sogni si susseguono in un'atmosfera solenne ed irreale. Ai lati, sette scene come sette santuari: i ritratti fotografici fermano le protagoniste in luoghi simbolo della città (come il Mercato delle Erbe o la stessa Chiesa del Gesù), i disegni di Silvia Fiorentino seguono in modo poetico i racconti, l'abito e le scarpre indossati nel ritratto sono lì, a ricordare con eleganza teatrale la fisicità dell'incontro, l'unicità della protagonista.

L'esposizione è il risultato di oltre un anno di lavoro: "Abbiamo cercato di unire aspetto interiore a paesaggio – spiega Silvia Fiorentino – partendo da storie personali, dal linguaggio familiare, dall'ambiente in cui nasci, per restituire una visione del mondo. Oggi, anche a causa della crisi, stiamo perdendo la possibilità di creare un paesaggio nostro, di proiettare intorno a noi la nostra idea, i nostri progetti, i nostri simboli, e così riconoscerci. Questo lavoro è come una riappropriazione: analisi e ascolto possono trovare metodologie diverse di azione. Ritratti Effe è anche difendere il linguaggio femminile: ascoltando le storie di ognuna abbiamo trovato il loro paesaggio".

La mostra rappresenta il nucleo centrale del progetto "Lo Sguardo che cura. Cura di sé e del mondo", realizzato dall'associazione Metodo Effe con il sostegno di Regione Marche, Provincia e Comune di Ancona, e con la collaborazione dell'Arcidiocesi Ancona - Osimo.

L'esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 25 marzo con il seguente orario: fino a venerdì dalle ore 17 alle 20, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 

Gruppo Alceo Moretti Comunicazione

Ufficio stampa/Isabella Tombolini

Tel. +39 071 205115 - 328 4712817

isabella.tombolini@alceomoretti.it

 

 

per informazioni

silvia fiorentino

3356699035

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www.silviafiorentino.it

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