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| una mostra, una visione e un racconto...di milva tolentinati |
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È domenica pomeriggio e mi aggiro per le sale della mostra Il Barocco nelle Marche a San Severino. La mostra riunisce i quadri di pittori importanti del '600. Pittori alla maniera del Caravaggio, insieme alle pitture barocche degli artisti marchigiani che erano al soldo dei potenti dell’alto maceratese. Dalle tele ti vengono incontro i volti delle sante, madonne, putti, angeli, e quei volti li riconosci nei tratti delle persone che ti circondano e come te visitano la mostra. In una sala una madonna cerca la mia attenzione e mi riconosco nel suo profilo e nel suo gesto amoroso. Queste donne del '600 nei tratti sono simili a me, figlie della stessa terra. Eppure quanto è diverso il nostro modo di vivere! Cosa pensava, come poteva vivere una donna nell’alto maceratese del '600? In quel periodo questi luoghi erano vitali e abitati da una ricca aristocrazia che beneficiava dei collegamenti con la curia papale ed ecco allora i pittori famosi che passavano di qua e quelli locali che avevano studiato nelle botteghe romane e dipingevano pale d’altare e s’ispiravano ai volti della loro gente per dipingere sante e madonne. Nel '600 le donne erano sottomesse, il loro corpo imbrigliato, nessuna possibilità di acculturarsi, solo chi nasceva di nobili natali aveva qualche possibilità di poter imparare a scrivere e a leggere ma quante di loro lo sapevano fare qui, in questa città appesa ai piedi del Monte Nero alla fine della vallata del Potenza? Donne escluse dai luoghi dell’istruzione perché "naturalmente" inferiori e inadatte agli studi. Lo dicono i saggi di fisiognomica del tempo, nella costituzione femminile l’elemento dominante è il flegma da cui derivano tutti i difetti attribuiti alle donne: gelosia, invidia, rancore, carattere scaltro e subdolo, si imputava così la loro naturale inferiorità morale e fisica all’assenza di calore. Donna come uomo imperfetto, come materia a cui l’elemento maschile conferisce forma. Era oggetto di discussione se le donne fossero animali ragionevoli e se possedessero l’anima. Le donne erano dotate di forte immaginazione e credulità e perciò non potevano dedicarsi agli studi scientifici e alla filosofia, al massimo potevano dedicarsi alla poesia e alla trattatistica religiosa. Forme “innocue” del sapere, a differenza delle scienze che avrebbero potuto distoglierle dalla pratica di umiltà che era necessaria per la loro edificazione morale. Nel '600 molte donne si batterono per il loro diritto all’istruzione. In Italia Giuseppa Eleonora Barbapiccola, che tradusse dal francese Cartesio, denunciò il tipo di educazione impartito alle donne tenute lontane dai testi, perché era negato l’insegnamento del greco e latino, privilegio esclusivamente maschile. La via di fuga per molte era il mondo monastico che rappresentò per molte giovani donne una destinazione obbligata ma che, se non altro, l'opportunità di acquisire un grado di istruzione elevato e di inserirsi nel territorio maschile della cultura scritta. La monacazione forzata fu denunciata da una letterata e filosofa del '600 Angela Tarabotti che nell’ ”Inferno monacale” esprime la falsità e l’inautenticità della vita claustrale e della sua femminilità ferita. Donne chiuse in un recinto, l’unico dove potevano aver accesso alla cultura ma dove, ancora una volta, erano costrette a mortificare il corpo e a rinunciare a qualisiaai possibilità di godere di una vita indipendente. Eppure questo è anche il secolo di Artemisia Gentileschi, pittrice di grandi capacità. Le donne attraverso i secoli, in una società maschile, cercano un posto come donne, un denominatore comune che attraversa anche questa serie di libri:
Linda Ferri, Cecilia, e/o Un romanzo intenso che racconta la vita di una donna illuminata. Cecilia è una ragazza romana di famiglia nobile che si converte al cristianesimo. Ambientato all’epoca dell’imperatore Marco Aurelio, il romanzo racconta il suo mondo con sensibilità e freschezza. Con uno sguardo attento sul mondo e attraverso il confronto con la cultura del suo tempo, Cecilia cerca se stessa in una società maschile, cerca un posto come donna. In un’epoca d’angoscia, cerca una via di luce. Penserà di averla trovata nell’amore per un uomo, e poi in una nuova fede. Cecilia è una martire che vive nel periodo di massima crisi spirituale dell’Impero, un immagine dell’antichità in grado di dare voce alle donne di oggi.
Laura Mancinelli, Il miracolo di Santa Odilia, Einaudi Un monastero nel Monferrato, la sua badessa nel fiore degli anni, un crociato che torna dalla guerra nelle vesti del pellegrino: pochi elementi essenziali che vengono miscelati in una storia d’amore puro. Odilia e il cavaliere, armati di forza d’animo, di una maturità sgorgata dalla sofferenza, fanno della loro piccola comunità monastica una casa e una scuola per i bambini poveri del contado. Loro, a cui le sfide della vita hanno impedito di sublimare il loro amore con figli propri, dimostrano che l’essere genitori è un fatto che esula dal mero dato biologico. Una scrittura radiosa, uno stile pacato che crea pagine dal sapore antico con la perizia di chi ha fatto del Medioevo la sua seconda casa.
Alessandro Manzoni, La monaca di Monza, Baldini e Castoldi Denis Diderot, La Monaca, Garzanti La storia di Gertrude è quella di una donna che ha accettato una relazione doppiamente peccaminosa, si è concessa a un uomo senza la consacrazione impartita dalla Chiesa, e anzi, avendo preso i voti monacali. È una storia dura e squallida di condizionamento, di violenza e di ricatto psicologico da parte della famiglia e in particolare del padre. Lei che non ha nessuna propensione per la vita religiosa, viene allevata fin da piccola per diventare suora. Quando si accorge della possibilità di una vita diversa cerca di ribellarsi ma viene emarginata e abbandonata dalla famiglia finché, logorata dalla solitudine, accetta il destino che altri hanno scelto per lei. La storia di Gertrude riprende una tematica che era già stata trattata in precedenza da altri autori illuministi che criticavano le superstizioni e le tradizioni religiose più ipocrite. Ne La Monaca Diderot affronta il tema della monacazione forzata e si concentra sui rapporti morbosi che vengono a crearsi in un ambiente chiuso e tutto femminile, suggerendo un’atmosfera di omosessualità con penitenze e punizioni impertite non tanto per educare quanto per soddisfare istinti inconfessabili.
Sarah Dunant, Le notti al Santa Caterina, Neri Pozza È il 1570 nel convento di Santa Caterina a Ferrara. Qui arriva la novizia Serafina: 15 o 16 anni, appartiene a un’illustre famiglia milanese. Per dimostrare il proprio attaccamento alla città di Ferrara il padre ha deciso di donare all’insigne monastero la sua figlia illibata. In realtà, ha ubbidito a un comportamento diventato legge nell’Europa del sedicesimo secolo, in cui le doti si sono fatte così dispendiose da costringere l’aristocrazia a maritare una sola figlia e a spedire le altre in convento. La giovane Serafina fa parte di quelle donne costrette a prendere i voti loro malgrado.
Eliana Bouchard, Louise, Bollati Boringhieri Louise, nella notte di San Bartolomeo dell’agosto 1572, perde il padre, il marito, amici e parenti. La nobile ugonotta diciassettenne, cresciuta in una famiglia colta e appassionata, scampa alla strage. Inizia così la sua battaglia per resistere e non perdere la propria identità. Una fede magnifica la guida. Cerca un luogo in cui la coscienza di ciascuno sia libera di esistere mentre in Europa impazzano le guerre di religione. Louise rappresenta al meglio le radici femminili dell’Europa.
Simonetta Agnello Hornby, La Monaca, Feltrinelli Agata, giovane donna messinise, dopo la morte del padre si trasferisce con la madre a Napoli, e per le ristrettezze economiche della famiglia viene forzata a entrare in convento. Nel monastero si intrecciano amori, odi, rancori, passioni e vendette ma Agata sembre guardare oltre: si appassiona allo studio e alla coltivaziioine delle erbe medicinali, impara a cucinare, legge libri e segue le sorti dei movimenti che aspirano all’Unità d’Italia. Ha accettato la vita monastica, ma è combattuta tra un sentimento religioso malgrado tutto intatto e il desiderio di vivere nel mondo. Agata vive tutte le contraddizioni dei suoi sentimenti. È una donna capace di abitare la storia e allo stesso tempo di portare con la propria storia di donna una forza spirituale nuova.
Dolores Prato, Scottature, Quodlibet Un racconto lungo di rara potenza e perfezione. Un libro che dovrebbe essere sempre presente sul comodino. Un giorno qualunque in uno spazio e in un tempo che ti riportano a pensieri antichi ti imbatti in uno sguardo di altri tempi, in libri tenuti in mano da donne che sono vissute 500 anni fa e improvvisamente è come essersi “scottati”. Scottatura: una piccola bolla si forma e suppura e allora si vanno a rileggere i libri che abbiamo amato per riannodare i fili di una memoria sopita che come un unguento miracoloso calmano e nutrono la piccola ferita, in attesa di una nuova scottatura, di essere sorpresi di nuovo. Qualcosa che ti colpisce e a cui dobbiamo rispondere, rispolverando parole chiuse in un angolo della nostra coscienza. Scottatura per scottatura, giorno per giorno. Riscoprire e non dimenticare.
Milva Tolentinati
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